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  • Ultimo aggiornamento: 25 Febbraio 2017, 19:19:36.

rifiuti camion

Difficile raccontare quanto accaduto quest’oggi, al secondo incontro tra lavoratori del comparto rifiuti di Vibo Valentia, il sindacato dello Slai-Cobas ed i rappresentanti la Dusty Srl, l’azienda che dal prossimo 18 gennaio si occuperà del servizio di raccolta rifiuti nel territorio comunale del capoluogo. Difficile è trovare le parole giuste, per non scadere in sentimentalismi, lasciarsi andare a letture emozionali, e - perché no? - peggio ancora ideologiche. Parole che possano magari comprendere o anche giustificare, ma abbastanza lucide per descrivere una sconfitta. Il romanzo noir di questa lunga battaglia dei diritti dei lavoratori, giunge infatti al suo epilogo più triste: capovolge il racconto, e si fa lotta per la sopravvivenza. E come in ogni epica battaglia, c’è sempre una vittima che rimane sul terreno.

dusty contratto1Questa vittima è la solidarietà tra lavoratori. Il corpo già esanime non ha retto alla tensione finale. Stracciate membra e resti, è finita così: solo 60, tra i 70 lavoratori impiegati, avrà garantito il passaggio alla nuova azienda. Questo il finale amaro, dopo due lunghi anni passati a rivendicare quel famoso accordo dell’agosto 2014, firmato in Prefettura, che chiedeva sacrifici immediati in cambio di garanzie future. Due anni di guerra guerreggiata: da una parte i vinti, i lavoratori, e dall’altra i vincitori, le varie aziende nel tempo susseguitesi. Al centro, un arbitro a volte distratto, a volte parziale, mai con i lavoratori: il Comune di Vibo. E dunque ha avuto gioco facile la nuova azienda, la Dusty Srl, a riscrivere un finale che sembrava già impostato in bozze in quel famoso capitolato d’appalto stilato dall’attuale amministrazione comunale, guidata dal sindaco Costa, per reperire una nuova azienda per i rifiuti cittadini. Ha portato i contratti e li ha fatti firmare, a 60 considerato che i lavoratori non hanno accettato di rinunciare alle ore acquisite in favore dei colleghi. Il secondo contratto in poche settimane, come ha spiegato uno dei lavoratori. Quanto basta per scatenare il caos.dusty contratto2

«Premesso che i lavoratori aventi diritto al passaggio di appalto, così come da criteri statuiti dall’art. 6 del Ccnl Fise, sono soltanto 60, per un monte orario giornaliero di 317 ore - è il rosario di pietà sgranato dall’azienda a fine giornata - Dusty è consapevole tuttavia del fatto che vi siano altri 10 lavoratori, come da elenco della prefettura del 20 agosto 2014, che non sono stati riassunti dall’attuale gestore Ased S.r.l. o che comunque, sebbene riassunti, ad oggi non hanno maturato il diritto al passaggio ai sensi dell’art. 6 del Ccnl di categoria. Dusty oggi, in seno alla riunione di cui sopra, ha ragionevolmente proposto di stipulare un contratto di solidarietà per un totale di 70 lavoratori, tutti con il medesimo contratto di lavoro in part time per 4 ore e 27 minuti giornalieri e per un totale monte orario complessivo di 316 ore giornaliere. Purtroppo tale proposta è stata rifiutata in quanto i 60 lavoratori aventi diritto al passaggio non hanno voluto ridurre il proprio orario di lavoro né venire incontro ai 10 colleghi disoccupati di cui sopra. L’amministratore unico, Rossella Pezzino de Geronimo, ha manifestato il proprio dispiacere per l’insuccesso della proposta della società ma confida che in futuro vi possano essere delle nuove opportunità per stabilizzare i 10 lavoratori che purtroppo, per il momento, rimangono fuori dall’organico del personale del servizio a Vibo Valentia».

Per il momento, dunque: termine ammiccante per rimandare ad un imprecisato periodo di tempo ciò che non accadrà mai. Oggi, quello che si può dire è che ogni singolo protagonista ha ottenuto ciò che cercava. Il sindacato di base, dal canto suo, non sembra intenzionato ad arrendersi, ed anzi rilancia: «Al di là delle strategie aziendali, legittime dal loro punto di vista - fa sapere Nazzareno Piperno, coordinatore dello Slai-Cobas - che però si traducono in una intollerabile (ed ulteriore) compressione dei livelli occupazionali in palese contrasto con gli impegni nascenti dal capitolato con cui è necessario fare i conti, ciò non rappresenta certo motivo plausibile per comprimere ulteriormente i livelli occupazionali danneggiando una categoria che già tanto ha sofferto. Questa problematica, estremamente grave per la ricaduta occupazionale ed i conseguente riflessi sociali, impone l'apertura di un tavolo tecnico presso la Prefettura con la necessaria presenza dell'azienda e dell'amministrazione comunale. E’ un po' il momento della resa dei conti ed ognuno deve essere chiamato alle proprie responsabilità. A chiederlo, per il nostro tramite, sono quei lavoratori, quei padri di famiglia che, nel gioco perverso di accordi ed impegni, sono rimasti fuori dal circuito dopo oltre (in alcuni casi) vent'anni di servizio e che esigono delle risposte. Per scacciare dalla loro mente e da quella delle loro famiglie il pensiero di essere stati considerati semplice merce di scambio, da mandare al macello - perché questo significa restare disoccupati a cinquant'anni a Vibo Valentia - sull'altare di un inesistente risparmio economico. Restiamo in attesa di un riscontro da parte delle autorità, riservandoci ogni conseguente passo e/o iniziativa».

a.c.