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  • Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2017, 17:19:52.

carmine e gabriel

I neo sposi Carmine e Gabriel

di ENRICO DE GIROLAMO

«I commenti beceri? Non li abbiano neanche visti in quel mare di auguri. Pizzo, con il suo affetto e la sua ospitalità, ci ha fatto il regalo più bello che potessimo desiderare per la nostra unione». Carmine Gonnella, 36 anni, doppia cittadinanza venezuelana e italiana, avvocato a Caracas ma in Italia commesso in un negozio di abbigliamento di Forlì, risponde con il tono leggero e felice di chi si è appena sposato. Il suo compagno Gabriel Savino, 33 anni, venezuelano, si occupa di marketing e pubblicità. Da 3 giorni sono una coppia ufficialmente riconosciuta dalla legge italiana, grazie alle nuove norme sulle unioni civili varate durante la breve era Renzi.

Per “sposarsi”, termine improprio da un punto di vista giuridico ma abbastanza vicino alla realtà dei fatti, hanno scelto Pizzo, a quasi mille chilometri di distanza, dove erano già stati in vacanza. Dall’alto Adriatico al profondo Sud calabrese, quello che secondo gli stereotipi più usurati ancora discrimina e rifiuta, sfotte e deride.

«E invece no, non è affatto così - continua Carmine -. È stato bellissimo ricevere tutti quegli auguri attraverso il web, ma non solo. In particolare, ci ha colpito una signora anziana che vive vicino al Bed and Breakfast dove abbiamo alloggiato. La mattina del giorno dopo la cerimonia, siamo scesi in strada con le valige per ripartire e questa signora ci ha abbracciati e ci augurato di essere felici. Le aveva parlato di noi sua figlia, che aveva visto le foto e letto della nostra unione su Facebook».

È stata proprio l’onda lunga del social più usato, infatti, a trasformare un fatto di routine amministrativa in una sorta di piccolo evento socio-politico. A fare il botto è stato il post pubblicato dal sindaco della cittadina tirrenica, subito dopo la cerimonia celebrata al Castello Murat, intervento nel quale si diceva «orgoglioso ed emozionato» per aver officiato le prime nozze gay di Pizzo. Le cateratte di Facebook si sono aperte e centinaia di commenti sono cominciati a riversarsi su quella che altrimenti sarebbe rimasta una vicenda privata.

Tra le tantissime congratulazioni e le emoticon che sono piovute sulla notizia, era però inevitabile qualche schizzo di fango. Alcune battutacce da tardo liceo, alcune allusioni sessuali da cinepanettone, alcuni anatemi da religiosità pelosa un tanto al chilo. Le solite cose insomma. Fino al passo falso di un esponente politico locale di centrodestra, poi rinnegato dal suo stesso partito, che ci è andato giù duro usando parole come «vomito» e «schifo». Attacco che ha dato la stura alla replica altrettanto veemente e social del sindaco e a una nuova ridda di commenti da parte del pubblico non pagante assiepato davanti ai monitor dei propri telefonini, tablet e pc.

Una tempesta di provincia i cui echi sono arrivati anche a Roma, via Twitter, con Monica Cirinnà, la parlamentare del Pd promotrice della legge sulle unioni civili, che questo pomeriggio ha “cinguettato” per complimentarsi con il primo cittadino della città napitina e per ribadire che le nuove norme vanno rispettate e difese.

Un polverone che, comunque, non ha offuscato neppure per un secondo la felicità di Carmine e Gabriel.

«Ieri sera, tornati a casa a Forlì, abbiamo letto tutto - raccontano -, ma non ci siamo soffermati sui pochissimi commenti negativi. Né in Venezuela né in Italia abbiamo mai dovuto affrontare gravi situazioni di intolleranza, anche se siamo consapevoli che ci sarà sempre chi non riesce a concepire l’omosessualità. Ma ognuno può pensare e dire quello che vuole, perché siamo tutti liberi di esprimere le nostre idee. Per noi non è un problema, al massimo ci ridiamo su e andiamo avanti. Ciò che invece non ci aspettavamo in questa misura è l’affetto che ci hanno dimostrato in tantissimi e l'accoglienza calorosa che ci hanno riservato i pizzitani. La magia del Castello Murat ha fatto il resto, rendendo il giorno della nostra unione civile indimenticabile. Grazie, mille volte grazie».