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  • Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2017, 17:19:52.

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Forse nelle premesse avrebbe dovuto essere un primo incontro interlocutore. Un primo approccio per due realtà che non si conoscono. Ma l’esito dell’assemblea tra i lavoratori impiegati nel servizio della raccolta rifiuti nel territorio comunale di Vibo Valentia, il rappresentante dello Slai-Cobas Nazzareno Piperno e la responsabile del personale della Dusty, Letizia Messina, è finito lasciando le parti ben serrate lungo le proprie trincee.

Come una legge di natura, se la Dusty, la nuova azienda che prenderà il posto dell’Ased, guarda ai propri interessi, soprattutto economici, i lavoratori portano con sé una dote fatta di diritti negati e difficoltà occupazionali che intendono difendere con i denti. E così, già prima di iniziare l’assemblea di questa mattina, ospitata nella Casa della Cultura di Piscopio, si sono avvertiti una certa tensione e nervosismo. Prima ancora di ascoltare le proposte di una azienda «che prova ad espandersi, fuori dai propri confini regionali».

slai dusty5 Tensioni, dunque, e nervosismo, che non hanno tardato ad esplodere proprio quando la responsabile al personale della Dusty ha provato a mettere sul tavolo della discussione le due proposte riguardanti appunto il passaggio da una ditta all’altra del personale impiegato. Si è compreso subito, allora, che non c’è spazio per tutti i lavoratori: solo 60, nelle migliori delle ipotesi, tra operai e impiegati amministrativi, potranno traghettare a marzo nella nuova ditta che si è aggiudicata l’appalto, così come sviluppato da un elenco prodotto dall’Ased e che porta la data del settembre 2016.

«La nostra prima proposta - ha affermato la responsabile Letizia Messina, agli operai presenti nella sala - è quella di livellare per tutti l’orario di lavoro, per un monte di 315 ore. La seconda, invece, è di procedere secondo un elenco di anzianità, sempre sullo stesso monte ore, che però finirebbe per escludere un lavoratore, riducendone il numero a 59». Proposte queste, ritenute inaccettabili dal coordinatore provinciale dello Slai-Cobas, Nazzareno Piperno, il quale ha da subito annunciato la ripresa di una nuova mobilitazione.

«Qui, oggi, si riapre la vertenza. Non ci sono le condizioni di un accordo. Non possiamo lasciar passare che padri di famiglia rimangano a casa. Abbiamo fatto duri sacrifici, rinunciando anche a conquiste ottenute nel corso degli anni. Noi non rinunciamo a quel famoso accordo sottoscritto in Prefettura nell’agosto 2014. O si impiegano tutti i lavoratori presenti in quell’accordo, o per noi sarà battaglia. Non rimproveriamo nulla alla nuova azienda, ma adesso dovrà risponderne il Comune di Vibo».

Quell’accordo del 2014, infatti, era stato inserito come clausola sociale all’interno del capitolato di appalto. Ma qualcosa, evidentemente, non ha giocato a favore dei lavoratori. A fine assemblea, le parti si sono disperse, non firmando neanche il verbale di incontro. Sopratutto per iniziativa del sindacato che, in questo modo, non ha voluto creare alcun alibi verso il riconoscimento di quell’elenco di 60 lavoratori con i requisiti richiesti, escludendo chi ancora i requisiti non li ha maturati. Da domani, dunque, si riaprirà il percorso vertenziale dei lavoratori. Una nuova grana per Palazzo Luigi Razza.

a.c.