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  • Ultimo aggiornamento: 23 Giugno 2017, 13:54:48.

tribunale nuovo nuova

di GIUSEPPE MAZZEO

Un racconto lucido, puntuale e dettagliato. Un resoconto di omicidi, tentati e consumati, danneggiamenti, al pari di mangiate e “soffiate”, «spiate», per dirla con le sue parole. Raffaele Moscato, killer pentito del clan dei piscopisani, questa mattina ha deposto al processo “Romanzo criminale” che vede alla sbarra presunti componenti, capi e affiliati, della cosca Patania di Stefanaconi. Quella cosca con cui Moscato e i piscopisani erano in «guerra». Una guerra costata sangue, vite e galera alle due parti.

Moscato è stato prima esaminato dal pm della Dda Andrea Mancuso e poi dalle difese degli imputati. Il suo racconto, come detto, è stato preciso e circostanziato. Il collaboratore ha riferito anche dettagli e retroscena degli agguati.

«Scrugli killer professionista»

«Ho iniziato a collaborare a marzo 2015 per cambiare vita, non ce la facevo più a continuare in quel modo. Ho commesso diversi reati: omicidio, tentato omicidio, estorsione, droga, armi, rapine, iniziando nel 2007/08, per poi essere affiliato nel 2010. Commettevo reati nella zona del Vibonese. Francesco Scrugli, a Vibo, era il braccio destro di Andrea Mantella, ma ormai era il capo, prendeva lui le estorsioni. E soprattutto, dottore, era un killer professionista. Scrugli aveva come dote il “trequartino”, con Mantella, che era la mente del gruppo vibonese, arrivavano fino a Vena e Vibo Pizzo».

«Patania ucciso per uno “sgarro”»

«Fortunato Patania era il “responsabile” di Stefanaconi, il boss, fino al Mesima le estorsioni e altro erano cosa sua. Era storicamente legato ai Mancuso, tanto che negli anni ’90 teneva latitante Giuseppe Mancuso detto ‘Mbrogghia». Sull’omicidio di Fortunato Patania, del 18 settembre 2011, ovviamente sa tutto: «L’ho commesso io. Era una risposta all’omicidio di Michele Mario Fiorillo, avvenuto due giorni prima proprio per volere di Patania. Per i piscopisani questo era uno sgarbo imperdonabile: nessuno poteva toccare uno di Piscopio senza il loro assenso. Sgarbo ancora più grave perché fino a quel momento Rosario Battaglia e Nato Patania mangiavano sempre insieme, addirittura Patania divise con Battaglia un’estorsione che ricadeva in un territorio confinante tra Piscopio e Stefanaconi. Quindi l’omicidio di Fiorillo, che tra l’altro era una brava persona ed era zio acquisito di Michele Fiorillo detto “Zarrillo”, contabile della “società”, è stato visto come una cosa grave».

«La Iacopetta col sangue agli occhi»

«Dei fratelli Patania so che Salvatore era il più intelligente, quello che aveva in mano la situazione. Di lui me ne ha sempre parlato Sarino Battaglia. Saverio so che faceva usura con Pantaleone Mancuso; poi ci sono Giuseppe, Nazzareno e Bruno che era credo consigliere a Gerocarne. Mentre la madre, Giuseppina Iacopetta, sapevamo che era letteralmente una “bestia”, col sangue agli occhi. Lei voleva distruggerci, e chiedeva vendetta ai figli per la morte del marito».

La “spia”

I piscopisani sapevano sempre «tutte le mosse dei Patania in anticipo». «Sapevamo come volevano muoversi, chi volevano “prendere” per primo di noi, perché ce lo riferiva “Cacazza”», ovvero Nazzareno Fortuna, già tirato in ballo dagli altri collaboratori Loredana Patania e Daniele Bono; il Fortuna avrebbe fatto il doppio gioco. «“Cacazza” - ha spiegato Moscato - mangiava e beveva con i Patania, ai tempi della faida, e poi veniva a raccontarci tutto a noi. Per questo noi sapevamo che volevano uccidere per primo a Scrugli e poi a Fiorillo, tant’è che ci hanno provato con entrambi. Noi infatti avevamo deciso di non tornare alle nostre case. Una domenica Scrugli ci è tornato e gli hanno sparato con la carabina. Poi c’è stato l’agguato di via Arenile a marzo, in cui Scrugli morì e fummo feriti io e Battaglia, e l’omicidio sulla spiaggia di Davide Fortuna».

«I Patania volevano fare pace»

«Dopo l’uccisione di Nato Patania i figli cercavano la pace, fino a quando non hanno avuto l’appoggio di Pantaleone Mancuso per farci la guerra a noi. Si diceva che Mancuso gli aveva dato 100mila euro di armi. Quindi poi quell’idea è svanita. Sapevamo queste cose sempre da “Cacazza”, ma secondo me a Vibo Marina sono stati aiutati anche da Nazzareno Colace (considerato dagli inquirenti da sempre referente su Vibo Marina di “Scarpuni”, ndr). Colace aveva detto a un tale Giuseppe Comito di sorvegliarci. E infatti quando ci fu l’omicidio di Fortuna, la ragazza di Battaglia che era in spiaggia prese i bambini di Fortuna e si allontanò, andando a chiedere rifugio proprio nella casa di Comito che era a 10 metri dalla nostra di via Arenile, luogo dell’agguato di marzo. E Comito le chiuse la porta in faccia.

La bomba alla “Valle dei sapori”

«Battaglia con i Patania si scambiava sempre favori, erano in buoni rapporti. Anche se qualche anno prima lo stesso Battaglia e Fiorillo “Zarrillo” gli misero la bomba al distributore Valle dei sapori. Lo so perché quel giorno guidavo io, li accompagnai sul posto. So che i figli di Patania non erano “battezzati”, ma il padre sì. E so anche che nessuno voleva prendersi la responsabilità di battezzarli perché negli ambienti si diceva che durante la faida si erano spinti troppo oltre, andando ad ammazzare pure davanti ai bambini. Questo me lo disse nel 2014 il nipote di Damiano Vallelunga. E comunque quando c’è una faida questi “battesimi” si bloccano».

«Battaglia mandò a dire a Mancuso: vengo ad ammazzarti»

«Un certo Gioffrè, imprenditore di San Gregorio d’Ippona, della cosca Fiarè, andava in giro a raccogliere estorsioni e le portava ai “beneficiari”. Un giorno portò i soldi di un’estorsione anche a Battaglia, da parte di Mancuso, quasi come gesto di sfida dato che tra i due c’erano forti attriti. E Battaglia mandò a dire a Mancuso che appena aveva il tempo andava e lo ammazzava».

L’udienza è poi proseguita con il controesame da parte delle difese. Imputati in questo processo sono: Giuseppina Iacopetta; i figli Salvatore, Saverio, Giuseppe, Nazzareno e Bruno Patania; Cosimo Caglioti, Caterina Caglioti, Cristian Loielo, Alessandro Bartalotta, Nicola Figliuzzi, Ilya Krastev, Francesco Lopreiato, Andrea Patania, che devono rispondere di associazione mafiosa, armi e altri reati fine. L’ex luogotenente Cannizzaro e il parroco don Salvatore Santaguida sono invece accusati di concorso esterno in associazione mafiosa (Cannizzaro anche di falso).