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  • Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2017, 17:19:52.

21righe addio

di STEFANIA MARASCO

ANTONIO CALLA’ E OTTAVIO MASNERI

Ci piace pensare che questo sia stato un viaggio in mare. In mare, perché il mare è scoperta, sorprese, paure; è natura, madre e matrigna, per un’esperienza unica in cui ci siamo immersi. Ci sono stati momenti di gioie, dolori, amarezze e dispiaceri, ma anche soddisfazioni e grandi emozioni. Lo abbiamo iniziato timidamente, in questi giorni lo chiuderemo in punta di piedi. Perché ci sono tante domande, ma abbiamo solo alcune risposte.

Quello che ci sentiamo di dirvi è grazie. Perché questo viaggio è stato possibile grazie a voi lettori e grazie a quanti hanno creduto nel nostro progetto. Ma un grazie particolare sin da subito lo vogliamo dire a chi, senza mai nulla in cambio, ci ha accompagnati in questo viaggio, aiutandoci a fare crescere 21Righe. Grazie a Giuseppe Currà, giornalista non di professione ma di fatto, amico fidato, leale e grande uomo. Una persona unica che ci ha seguiti, sostenuti, che ci ha dato forza con la sua grande umiltà e cultura, voglia di mettersi in gioco, che ha fatto crescere questo progetto.

Grazie a Enrico De Girolamo, che ci ha tenuti per mano, senza mai risparmiarci i suoi consigli, le sue critiche e le sue proposte. Un giornalista di quelli che fanno la differenza quando hai la fortuna di incontrarlo; ironico, pungente, sagace. Grazie a Michele Garrì, che sin dall'inizio ci ha guidati lungo le "strade" della cronaca, come un padre e maestro. Grazie ad Andrea Fera, che ci ha consentito di giungere in luoghi della provincia lontani, sempre con puntualità e professionalità.

Quindi, grazie a voi lettori, a chi ci ha criticato, ai pochi che abbiamo bannato, a chi ci ha supportato, segnalando notizie e dandoci consigli. È per voi che abbiamo deciso di tenere duro fino ad oggi, conducendo la nave in porto. Perché anche quando si alza la tempesta, e nessun raggio di sole si vede all’orizzonte, si deve arrivare a destinazione. Lo dovevamo a chi, nonostante la crisi e le difficoltà, ci ha sostenuti, investendo in un progetto giovane senza padrini e padroni, lo dovevamo ai lettori che, con la forza dei numeri, ci hanno dato contezza che il nostro sogno non era utopia e che di informazione libera c’è ancora bisogno. Lo dovevamo anche a noi stessi, alla passione e all’amore per un lavoro che, in questa amara e difficile terra, diventa troppo spesso un esercizio filosofico, un passatempo con cui fare i conti.

E purtroppo, però, pur davanti al riscontro oggettivo che 21Righe ha un numeroso e affezionato pubblico, restano i conti, e i conti ci dicono che senza le spalle coperte non si può andare avanti.

Non è facile lavorare a Vibo Valentia. Non lo è per questioni economiche, ma anche ambientali e sociali. E se anche la passione ci ha fatto resistere, il lavoro è altra cosa. Così come quel progetto che avevamo iniziato e che, nel tempo, è cambiato, ma che non intende snaturarsi, oggi chiude. Eravamo cinque ragazzi che, due anni e mezzo fa, fondando insieme 21Righe, avevano deciso di rischiare. Con poco, pochissimo anzi. Lo abbiamo fatto mettendoci in gioco; abbiamo superato difficoltà, condiviso gioie, lavorato senza sosta, cercando di esserci sempre, di dare voce a chi non la ha, mettendoci in ascolto e soprattutto mettendoci alla prova, senza avere verità e certezze precostituite.

C’è chi ha lasciato prima e ha già spiegato le sue ragioni. Perché la vita è fatta di scelte. Noi abbiamo deciso solo di portare la nave in porto, e così speriamo oggi di rispondere alla curiosità di quanti in questi ultimi due mesi si sono chiesti cosa fosse successo a 21Righe. Rispondiamo oggi. Perché lo dobbiamo a noi stessi.

21righe addio 121Righe era un progetto fatto di sogni, idee, sentimenti e persone. Cullato e accarezzato ancora prima che due anni fa fosse online. Era un progetto plurale. Fatto di nomi, di volti di uomini e donne che, quasi quasi, ci avevano creduto che a Vibo costruire qualcosa di buono fosse possibile. Così, non è stato, o forse non siamo stati noi in grado di farlo.

Ma per noi, era importante portare a destinazione quel sogno. Perché, nonostante tutto, era un dovere. Ci scusiamo per gli errori, se qualche volta la stanchezza ci ha fatto essere imprecisi, se le ristrettezze di mezzi a volte ci hanno limitati. Ci scusiamo, anche perché parlando di libertà abbiamo dovuto fare i conti con la realtà. Una realtà amara, questa di Vibo. Dove vince il più forte, non il più libero, dove non basta mettersi in gioco. Non basta. Non basta in questo lavoro, dove spesso il male siamo noi stessi che questo lavoro lo svolgiamo. Chiusi nei nostri perché, nelle nostre paure, nelle nostre ambizioni che, a volte, ci fanno dimenticare perché abbiamo iniziato, convincendoci che il fine giustifichi i mezzi.

A questo non ci siamo voluti arrendere, e così il viaggio lo abbiamo iniziato e lo abbiamo portato a termine. Mantenendo la nostra integrità, la nostra voglia di mettere la persona al primo posto, non il profitto né le ambizioni personali. Non avevamo nient’altro da conservare. Certo, c’è l’amarezza di non essere riusciti a costruire qualcosa che durasse nel tempo. Un nostro limite, di sicuro. Ma oggi c’è la soddisfazione di avere provato a fare la nostra parte, di non esserci piegati a logiche di potere e mercato, di non avere rinunciato a noi stessi. Forse, è poco per chi ci osserva dall’esterno. Ma per noi che viviamo questa terra e abbiamo vissuto questa esperienza è tanto. Non tutto, ma tanto.

21Righe è stato il primo giornale online della provincia. Come tutte le cose della vita, ha incontrato difficoltà, dissidi, controversie. Anche tra di noi, quei cinque ragazzi che hanno dovuto imparare che tutto è una lezione di vita, che un viaggio può terminare, per quanto bello sia. Così, è stato anche per 21Righe. Che oggi saluta, perché era e resta il progetto di cinque ragazzi, che muore così come è nato. Perché 21Righe è tante cose che non sono state dette. Né 2+2, né 2x3, né un abito da cambiare. Era genuino così come pensato. Per questo abbiamo scelto di rinunciare, perché i sogni non hanno un prezzo. Noi non lo abbiamo mai avuto, né lo avremo.

Qualcuno oggi festeggerà, qualche altro - e speriamo siano la maggior parte - rifletterà sul perché in Calabria il lavoro è un mondo sotterraneo che invoca dignità e giustizia.

Speriamo di avervi fatto compagnia, di avervi fatto emozionare, di avervi informato. Noi sì. Questo viaggio per noi è stato unico. Ci siamo emozionati, entusiasmati, stancati ma soprattutto ci abbiamo provato. Perché nonostante l’amarezza per la sconfitta, resta l’onore e la soddisfazione di avere tenuto la schiena dritta, di non esserci fatti ammaliare dalle sirene, e di avervi ascoltato e parlato. Per noi era questo il senso dell’informazione. Il lettore, prima di tutto.

Da oggi, guarderemo il mare, sapendo di avere lasciato una goccia. Sapendo che tutto ciò che è stato fatto, porta con sé l’onestà e la passione con cui abbiamo compiuto ogni passo. Continueremo ad ammirare il mare. Ne avremo paura e rispetto. Ma, soprattutto, continueremo a sognare. E a credere, nonostante tutto e tutti. Scusate se ci siamo dilungati, ma erano tante le cose che volevamo dirvi, tante forse le abbiamo dimenticate, così come qualche nome potrebbe esserci sfuggito.
A breve interromperemo le pubblicazioni, ma speriamo che 21Righe sia stato un “viaggio” piacevole per tutti voi. Grazie.