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  • Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2017, 17:19:52.

mileto omicidio a.p 29maggio

Procedono nel più stretto riserbo le indagini degli inquirenti, tese a fare chiarezza sui tanti punti oscuri che ancora permangono riguardo l’efferata uccisione, ad opera di un coetaneo, del 15enne Francesco Prestia Lamberti. Al momento nulla trapela per quanto attiene agli esami scientifici svolti qualche giorno fa sull’automobile del 19enne che, all’indomani dell’omicidio, ha dichiarato spontaneamente di aver accompagnato vittima e carnefice in località “Vindacito”, ignaro di quel che sarebbe accaduto qualche attimo dopo.

Gli investigatori, tuttavia, sempre più convinti che il delitto sia stato compiuto in un luogo diverso da quello in cui è stato trovato il corpo senza vita della giovane vittima, sono alla ricerca degli opportuni riscontri anche su altri fronti. Tanti, in effetti, i tasselli mancanti sulla scena del crimine: i bossoli, le tracce di sangue, ma soprattutto la pistola calibro 6.35 con la quale l’uccisore avrebbe compiuto l’omicidio.

A far propendere in tal senso, anche il quadro comportamentale d’insieme del giovane reo confesso. In particolare, non convince il fatto che il 15enne, una volta costituitosi, autoaccusatosi e portato gli investigatori sul luogo dell’omicidio, non abbia conseguentemente consegnato o dato le dovute informazioni per ritrovare l’arma.

L’attività d’indagine delle Forze dell’ordine, per cercare di capire da dove venivano gli spari sentiti quella notte da tanti miletesi e, conseguentemente, per ottenere elementi concreti sul fatto che l’azione omicida è stata compiuta in località diversa da “Vindacito”, dopo piazza Naccari (luogo dove sarebbero stati trovati alcuni bossoli) stanno nel frattempo riguardando anche altre zone della cittadina normanna. Sono ormai trascorse due settimane dall’uccisione di Francesco con due colpi di pistola. Rimane la certezza di un puzzle con ancora tanti, forse troppi, tasselli mancanti per potersi dire completato. Gli esempi di grande dignità, decoro e profonda fede cristiana dati in tutta questa drammatica vicenda dall’affranta famiglia della vittima. La convinzione che, così come recita l’apposita pagina facebook che in poche ore ha già ricevuto migliaia di “like”, a 15 anni “non si può morire così”.

gc