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  • Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2017, 17:19:52.

conquista 2 conferenza

Da sinistra, Domenico Fazzari, Valerio Palmieri e Piermarco Borettaz. Sotto, i due arrestati

Questa volta c’è il timbro di un giudice, che ha firmato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere ed ha mandato dietro le sbarre due esponenti di primissimo piano del clan Bonavota di Sant’Onofrio.

Il gip distrettuale di Catanzaro ha infatti emesso l’ordinanza in carcere nei confronti di Pasquale Bonavota, 43 anni, ritenuto il capo dell’omonimo clan, e di Francesco Salvatore Fortuna, 37 anni, considerato un killer del medesimo sodalizio criminale. I carabinieri del comando provinciale di Vibo Valentia, che nelle diverse ramificazioni hanno condotto la delicata indagine denominata “Conquista” che aveva portato a sei fermi nel dicembre scorso, ritengono che i due indagati odierni siano rispettivamente tra i mandanti e gli esecutori dell’omicidio di Raffaele Cracolici, avvenuto il 4 maggio 2004 a Pizzo, commissionato dalla famiglia “Bonavota” per eliminare la vittima, ritenuta di ostacolo all’espansione territoriale sulla zona industriale della cittadina di Maierato.

conquista bonavota e fortuna

Bonavota e Fortuna devono rispondere di omicidio, detenzione e porto di armi comuni e da guerra, furto, ricettazione, tutti in concorso ed aggravati dal metodo mafioso.

Nel 2016 il fermo di Bonavota non era stato convalidato dal gip di Roma, mentre Fortuna risultava indagato ed in carcere. A dicembre, nell’ambito dell’operazione “Conquista” che portò alla disarticolazione della cosca dei “Bonavota” si fece luce sul citato grave fatto di sangue del Vibonese degli anni 2002-2004 nonché su quello di Domenico Di Leo, alias “Micu i Catalanu”, commesso il 12 luglio 2004 in Sant’Onofrio e su due danneggiamenti mediante esplosione di colpi di arma da fuoco avvenuti, a Maierato, nel giugno del 2004 all’azienda “Giacinto Callipo Conserve Alimentari S.p.a.” e, più recentemente, nell’aprile del 2016 al complesso residenziale “Popilia Country Resort”. I dettagli dell’esecuzione sono stati resi noti nella conferenza stampa tenutasi presso il comando provinciale, alla quale hanno preso parte il capitano Valerio Palmieri del Nucleo investigativo, il capitano Piermarco Borettaz della Compagnia e il maresciallo Domenico Fazzari della stazione di Sant’Onofrio. Gli stessi hanno ripercorso la vicenda sottolineando come grazie all'incrocio dei dati e attraverso passate inchieste e numerose intercettazioni, sia stato possibile riscontrare le dichiarazioni dei pentiti. Tra le intercettazioni, una ritenuta fondamentale è relativa ad una conversazione in carcere nel 2005 tra Pasquale Bonavota e uno zio di Domenico Di Leo, nella quale Bonavota si attribuisce una «continuità» rispetto al padre che, hanno spiegato, gli avrebbe insegnato «a fare il malandrino con la testa».

Il capitano Palmieri (sotto il video) ha quindi sottolineato come, a seguito di ulteriori approfondimenti scaturiti anche dalle «convergenti dichiarazioni dei collaboratori Michienzi e Mantella», il quadro accusatorio ha assunto maggiore consistenza ed ha permesso di contestare anche a Fortuna l'omicidio materiale di Cracolici, poiché inizialmente risultava indagato soltanto per l'omicidio Di Leo.

Ha rimarcato, poi, la grande sinergia tra i reparti dell'Arma e il lavoro svolto dalla Stazione di Sant'Onofrio rappresentata da Fazzari, il capitano Borettaz. Particolare questo sul quale si sono soffermati, per ribadire come i risultati illustrati oggi, siano frutto «del lavoro di squadra», partendo dall'attività condotta dalla Stazioni, che ha operato quale raccordo, «le nostre Stazioni - ha sottolineato Palmieri - sono la punta di diamante, sono le nostre orecchie e nostri occhi e non sono soli, dietro loro c’è l’apparato dell’Arma e i cittadini devono avere fiducia nei marescialli». Un messaggio, quindi, per rilanciare quanto affermato proprio ieri durante la cerimonia per il 203esimo anniversario dell'Arma, dal comandante dei Carabinieri di Vibo, ten. col. Gianfilippo Magro, «tutto funziona - ha infatti concluso il capitano Borettaz - perché ogni singola componente lavora in sinergia».