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  • Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2017, 17:19:52.

mileto omicidio a.p 29maggio

di MIMMO MAZZEO

Scrutando tra le vie di questo paese non c'è nulla, oggi, che abbia un senso. Le strade mute, l'aria rarefatta, il cielo livido di una tarda primavera che non ha più luce. 

Già, la stagione della rinascita, del risveglio, del ritorno alla vita, della resurrezione. 

La stagione che improvvisamente è diventata ostile, nemica, minacciosa, incartata nel cellophan del lutto, del dolore, della sofferenza senza misericordia. 

Ma cosa vuole tutta questa gente, cosa scrive sui taccuini, cosa deve riprendere con le sue telecamere? Qui non c'è niente da dire, nulla da vedere, questa è la città dei Padri, delle Madri, dei Figli, questa è la città dei terremoti, della sua lunga storia, dei martiri, della Chiesa, della scuola, delle associazioni, dello sport, della meglio gioventù emigrata. Questa città oggi vuole piangere, vuole il suo dolore, le piaghe, lo strazio, le ferite, il vulnus esistenziale che ha il volto pulito di un ragazzino. Si, Francesco. 

Mileto, oggi, vuole le sue responsabilità, i suoi rimorsi, le sue punizioni. Tutti noi vogliamo questo, lo meritiamo per non avere saputo proteggere questo ragazzo, per non aver fatto abbastanza, per paura, per superficialità, per avere inteso la criminalità solo come una pozzanghera di fango da evitare, convinti che non avrebbe mai contaminato le nostre scarpe lucide, i nostri vestiti da gente perbene.

Abbiamo pensato che il vandalismo, la cattiva educazione, le bravate, la dispersione scolastica, la debolezza delle famiglie, l'impotenza delle istituzioni, il distacco dal rispetto, dal senso di appartenenza, dall'amore per la vita,  fossero solo "episodi" o tare generazionali. Non abbiamo capito che tutto ciò era un cancro terribile che produceva metastasi in tutte le direzioni. Non pensavamo che questo cancro potesse impugnare una pistola, e sparare, giudicare e condannare, ergendosi a dio supremo del male. Non abbiamo mai immaginato, ed anche ora ne facciamo fatica, gli occhi assassini di un ragazzino che toglie la vita ad un altro adolescente come nell'agghiacciante sequenza di un video game. Come se tutto fosse solamente un maledetto gioco, una scala per salire sui gradini più alti dell'arroganza, della strafottenza, del delirio criminale; per contare di più, confondendo il rispetto con l'infamità. Uccidendo, seppellendo nel girone dell'orrore ogni speranza di pietà cristiana, ogni esigenza di futuro, ogni invocazione di grazia.

Tutti noi abbiamo sbagliato. Tutti noi dobbiamo pagare e riscattarci. Anche se Francesco non tornerà più indietro dal suo "primo giorno di luce", noi dobbiamo giurare che questo non accadrà mai più, e che i suoi occhi rimangano per sempre le icone del martirio, del sacrificio estremo, dell'amore e della rinascita.

Al dolore dei suoi genitori, un abbraccio muto, silenzioso, immenso, come il cuore di questa città.

* scrittore miletese