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  • Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2017, 17:19:52.

mileto omicidio a.p 29maggio

All’indomani dei funerali del 15enne Francesco Prestia Lamberti, svoltisi alla presenza di migliaia di persone, a Mileto continua a persistere il clima mesto e lo sconcerto per l’efferato omicidio, che sarebbe stato compiuto per futili motivi dal coetaneo Alex Pititto, solo poche ore prima ritenuto amico del cuore e “fratello” dell’innocente vittima. Oggi, in una giornata che dovrebbe essere di festa, a richiamare tutti alle proprie responsabilità rimangono gli striscioni e le gigantografie di “Ciccio” lasciati da tanti giovani davanti alla Cattedrale, nelle piazze cittadine e lungo il percorso che avantieri ha ospitato la fiaccolata di preghiera, a dimostrazione di quanto era amato sul territoriolo sfortunatoragazzo. 

Sul fronte delle indagini, intanto, prosegue l’attività che, sotto il coordinamento della Compagnia di Vibo Valentia, vede i carabinieri della Stazione di Mileto intenti a cercare di svelare i tanti lati oscuri che ancora avvolgono la vicenda. Non convince, infatti, parte della ricostruzione fatta dal giovane omicida reo confesso. In particolare, dubbi nutrono gli investigatori riguardo al luogo in cui lunedì sera si sarebbe consumato il fatto di sangue.

Il corpo della vittima è stato ritrovato in località “Vindacito” (sopra nella foto), sul tratto di strada secondaria che dal rione Calabrò di Mileto porta a Francica. Acclarato che a colpire mortalmente alla nuca e alla schiena Francesco sono stati due proiettili sparati a breve distanza con una pistola calibro 6.35, rimangono gli interrogativi posti da alcuni tasselli mancanti nella presunta scena del crimine, in particolare dall’assenza di sangue e di bossoli, ma anche da altri elementi. E i dubbi rimangono anche dopo che martedì sera davanti alle forze dell’ordine si è presentato e ha deposto il 19enne D. E., ad oggi inserito nell’indagine nella semplice veste di testimone. Davanti agli organi inquirenti, il giovane avrebbe confessato di aver accompagnato con la Fiat Punto di famiglia, attualmente in stato di sequestro, i due comuni amici all’appuntamento chiarificatore, ignaro della presenza di armi e di quel che sarebbe accaduto qualche attimo dopo. Lo stesso, una volta accortosi che Pititto aveva sparato al coetaneo avrebbe, quindi, tentato di fuggire, senza però riuscirci, in quanto minacciato con la pistola e, dunque, obbligato a ricondurre l’uccisore nel centro abitato della cittadina normanna. Poco tempo dopo, a costituirsi, a confessare il delitto, ad accompagnare e a far ritrovare ai carabinieri il corpo dell’innocente vittima sarebbe stato lo stesso carnefice. 

Tra gli elementi che farebbero propendere gli organi inquirenti per l’omicidio perpetrato altrove, anche il fatto che nell’ora del delitto in pieno centro cittadino diversi abitanti miletesi hanno sentito distinti colpi di pistola. Dopo un primo sopralluogo, ieri sera i militari dell’Arma sono ritornati a perlustrare con l’ausilio delle Unità cinofile piazza Naccari e l’area circostante del diruto antico Palazzo vescovile, allo stato attuale sovrastata da rovi ed erbacce. Alla ricerca di tracce di sangue, dei bossoli e della pistola mancante. Qualora si rafforzasse l’ipotesi di un luogo del crimine diverso da “Vindacito”, è chiaro che lo scenario cambierebbe di molto, anche riguardo all’eventuale coinvolgimento di altre persone. Allo stato attuale, al vaglio degli inquirenti ci sono anche le numerose telecamere a circuito chiuso presenti nel centro abitato.