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  • Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2017, 17:19:52.

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 di GIUSEPPE CURRA’

Ci voleva una tragedia infinita come questa per unire Mileto. Una città divisa su tutto, che ieri sera è riuscita a stringersi al completo al fianco della famiglia di Francesco Prestia Lamberti, il 15enne crudelmente ucciso nei giorni scorsi per futili motivi da un coetaneo, i cui risvolti sono ancora in parte da chiarire. Alla fiaccolata di preghiera voluta dai giovani e dalle parrocchie per dire no agli abusi e alla violenza e per richiamare tutti a una giusta pausa di riflessione hanno partecipato in migliaia. Il corteo, partito da piazza Badia, si è diramato lungo corso Umberto I in un silenzio assordante, mai come in questo caso valso più di mille parole.

In un’atmosfera di profonda mestizia alla quale anche il paesaggio circostante è sembrato essersi conformato. Tantissimi gli adolescenti con magliette, striscioni con significative frasi e gigantografie di “Ciccio”, molte le persone che nell’occasione hanno dato libero sfogo al pianto. Contraddistintasi per l’esempio di grande dignità dato dalla straziata famiglia della giovane vittima, la fiaccolata si è conclusa con la recita del rosario meditato sul sagrato della Cattedrale, presieduta dal vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea monsignor Luigi Renzo.

Commovente l’abbraccio del presule ai genitori di Francesco, struggenti le parole pronunciate dallo stesso una volta contemplati i misteri dolorosi del Cristo, mai apparsi così calzanti come in questa occasione. «Ho saputo che Francesco giocava nella squadra di calcio del Mileto – ha affermato a conclusione del suo intervento un commosso monsignor Renzo, affiancato da numerosi sacerdoti - calcando campi verdi, adesso è stato convocato per altri prati, per giocare nella squadra del cielo. Lui continua a stare con noi, certi che la vita non finisce con la morte terrena».

 In precedenza, monsignor Renzo aveva spiegato che in tutto quello che è successo in questi giorni «c’è qualcosa che sembra non quadrare. Il Crocifisso – aveva sottolineato - rappresenta la chiave di lettura per andare oltre. Quello che è accaduto graffia tutti. Richiama la Chiesa a ritrovare il ruolo educativo e ad accompagnare i giovani. Interpella la famiglia a ritrovare il ruolo che le compete, la società e le istituzioni civili a chiedersi perché i giovani agiscono in questo modo. È chiaro - aveva aggiunto - che qualcosa non va. E i maggiori responsabili di quanto accaduto siamo proprio noi adulti, che stiamo a guardare dal balcone, in tanti casi elargendo loro soldi e non affetto e vicinanza. Cerchiamo di trarre da queste graffiature le motivazioni giuste per reagire e cambiare rotta, per fare in modo che gesti crudeli e irrazionali come quelli di questi giorni non si ripetano più». Per oggi il sindaco Domenico Antonio Crupi, «tenuto conto che l’Amministrazione comunale, interprete della volontà popolare, intende manifestare in modo tangibile e solenne il dolore della città per questa grave perdita che l’ha profondamente segnata», ha intanto proclamato una giornata di lutto cittadino. Tra l’altro, proprio in concomitanza con lo svolgimento dei funerali dell’innocente vittima, previsti a partire dalle 16 in Cattedrale.

 

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