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  • Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2017, 17:19:52.

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È ripreso questa mattina il processo per estorsione aggravata dal metodo mafioso a carico di Salvatore Mancuso, 50 anni di Limbadi ma da tempo residente a Giussano, in Lombardia. L’estorsione sarebbe stata perpetrata ai danni dell’attuale testimone di giustizia Salvatore Barbagallo, imprenditore impegnato nel campo delle trivellazioni.

E proprio sui “ferri del mestiere” è incentrato questo processo. E su quello che inizialmente era configurato come un furto ai danni di Barbagallo; un furto di una cinquantina di aste da trivellazione.

Questa mattina ha deposto l’ispettore della Squadra mobile Antonio Condoleo, che ha riferito di avere acquisito la denuncia di Barbagallo con cui lo stesso dichiarava di avere subito il furto delle aste ad opera di Mancuso, e contestualmente indicava ai poliziotti di andare a cercare la “refurtiva” nell’abitazione originaria di quest’ultimo.

«Abbiamo fatto una perquisizione l’11 dicembre 2009 - ha ricordato il teste - a casa di Mancuso a Limbadi, in realtà di proprietà del padre, procedevamo inizialmente per furto aggravato. E senza entrare dentro, trovammo le aste già nel giardino. Non le abbiamo poi sottoposte in visione di Barbagallo, ma erano perfettamente conformi alla sua descrizione in sede di denuncia».

Successivamente è stato ascoltato Giorgio Botti, il costruttore e venditore della macchina da trivellazione acquistata da Barbagallo e Francesco Buda. «Ricordo - ha esordito il teste - che fu Buda a mettere la disponibilità economica, e ricordo di avere avuto a che fare con lui solo in quell’occasione, parliamo di circa 30 anni fa. Il mezzo lo doveva poi usare Barbagallo, che ho risentito anche qualche anno fa e al quale ho venduto dei pezzi di ricambio. Non ho mai conosciuto Salvatore Mancuso».

Salvatore Mancuso è un soggetto già noto alle cronache giudiziarie, con precedenti per droga ed armi consumati prevalentemente in Lombardia.

Il processo riprenderà il 31 maggio.