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  • Ultimo aggiornamento: 24 Maggio 2017, 17:36:48.

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Foto di repertorio

Fede, tradizione, presagio e premonizione, in un rito antico che continua ancora a suscitare emozioni. Un rito del popolo, della gente, dei credenti e non, sul quale in passato, spesso, anche la malavita ci ha messo le mani come forma di affermazione e rispetto forzato.

Per anni l’Affruntata è stata non solo della chiesa, delle Confraternite, ma anche della ‘ndrangheta. Per anni sotto le statue della Madonna, del cristo Risorto e di San Giovanni si sono sistemati gli uomini delle ‘ndrine, vestiti a festa e di finta devozione, di tracotanza e supponenza, quella di chi pretendeva e pretende, senza aver dei buoni motivi, rispetto e consenso popolare. E per anni ha rappresentato una sorta di debutto in società per i novizi, una specie di investitura ufficiale per boss e gregari, capi e killer, tutti in strada, piegati sotto il peso del "santo", nella peggiore delle commistioni tra sacro e profano.  

Così un po’ ovunque nel Vibonese e secondo un disegno preciso svelato anche dal pentito Rosario Michienzi, autista del commando della strage dell'Epifania consumata negli anni '90 a Sant'Onofrio, da qualche mese deceduto.

Michienzi raccontò che tutti i «picciotti che venivano "battezzati" durante l'anno, facevano la loro prima apparizione pubblica in occasione dell'Affruntata portando sulle spalle la statua di San Giovanni, chiamato nel suo essere portatore del messaggio ad inchinarsi per tre volte dinnanzi alla Madonna, segno di forza e di comando perché condotta dai capobastone. Gli altri, simboli del potere economico e militare del clan, dovevano invece prendere posto sotto le altre statue, prima scelti attraverso la pratica del cerino - una specie di asta che si doveva concludere con l’offerta più alta prima che un cerino si spegnesse - poi con le "offerte in busta chiusa", e poi, ancora, con il sorteggio “truccato”, fatto di rinunce determinate dalla paura e "fortunate" combinazioni per cui i boss riuscivano sempre a “farla franca” e ad essere prescelti».

Questo sino alla vera presa di posizione della Chiesa, frutto a sua volta di un lavoro avviato qualche anno prima da alcuni parroci del Vibonese che nel novembre 2008, coordinati da don Tonino Vattiata, tra gli attivisti di Libera Vibo e sacerdote di Vazzano, presentarono un documento contro la 'ndrangheta condiviso dal vescovo Luigi Renzo.

Nel mirino anche organizzazioni messe in piedi per le feste religiose, infiltrati dai padrini, l'asta del sacro.

Fu la fine, sofferta e agognata, costellata di intimidazioni, avvertimenti di vario tipo, prese di posizioni dello Stato, di una pratica brutta e deviata, e l’inizio di un’altra basata sul controllo degli elenchi e la reale appropriazione dei riti da parte della gente.