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  • Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2017, 17:19:52.

di GIUSEPPE MAZZEO

Prosegue dinanzi al Tribunale di Vibo Valentia, presieduto dal giudice Alberto Filardo (a latere Emanuela Sorrentino e Graziamaria Monaco), il processo “Purgatorio” che vede imputati gli ex vertici della Squadra mobile Maurizio Lento ed Emanuele Rodonò e l’avvocato Antonio Galati, i primi due accusati di concorso esterno in associazione mafiosa, il terzo di associazione mafiosa.

Questa mattina erano chiamati a testimoniare tre testi delle difese, ovvero l’ingegnere Domenico Antonio Basile, l’ispettore Angela Maria Vergallo e il pm Giampaolo Boninsegna. La difesa di Galati, rappresentata dagli avvocati Sergio Rotundo e Sergio Contestabile, ha però rinunciato a quest’ultimo teste e si è dunque proceduto ad ascoltare gli altri due.

tribunale nuovo verticaleNon prima però di un’ordinanza del Tribunale che si è pronunciato sulla richiesta di acquisizione di attività integrativa d’indagine presentata dal pm della Dda, Annamaria Frustaci. L’accusa chiedeva che venissero acquisiti al dibattimento alcuni atti, nello specifico: le trascrizioni di alcune intercettazioni del processo “Black money” (quelle riguardanti il contesto associativo) elencate dal Ros, nonché l’escussione, su quanto residuava, del colonnello del Ros Sozzo e del maresciallo Coluccia. Le difese si erano opposte.

Il Tribunale ha quindi rigettato l’istanza, così motivando: «L’attività richiesta non può considerarsi come “integrativa”, in quanto concerne elementi già a disposizione del pm al momento dell’instaurazione del presente processo, cronologicamente successivo all’avvio del processo “Black money”, e non offerta quale documentazione relativa alle indagini».

Si è così passati all’escussione dei testi. Basile, attuale direttore generale del consorzio di bonifica vibonese, ha riferito in merito ad una consulenza operata nell’ambito del processo “Golden house” (e di uno precedente, instaurato a pochi giorni dall’alluvione del 3 luglio 2006) per conto degli indagati. Tra i difensori degli imputati, infatti, vi era anche l’avvocato Galati e proprio in questa circostanza hanno avuto modo, i due, di collaborare.

La Vergallo, responsabile dell’ufficio misure di prevenzione della Questura di Vibo Valentia dal 2001, ha spiegato di avere un rapporto «amichevole» con Galati, ma che questi non le ha «mai chiesto favori, né millantato amicizie col dottore Lento usandole per chiedere favori». Riguardo ad un episodio specifico, sollecitata dall’avvocato Rotundo, la teste ha precisato: «In un’occasione l’avvocato Galati, più per eccesso di zelo, mi disse se Luigi Mancuso poteva venire in Questura per il visto d’arrivo. Perché costui a quel tempo aveva un obbligo di soggiorno nel comune di residenza, e quindi doveva andare a firmare nella caserma di destinazione. Non aveva l’obbligo di venire anche in Questura, ma Galati mi chiese se poteva farlo comunque».

Il processo è stato aggiornato al prossimo 5 maggio. Altre udienze si terranno il 26 maggio, il 9 e il 16 giugno.