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  • Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2017, 17:19:52.

russo emiliano protesta tribunaleÈ tornato a casa ieri sera Emiliano Russo, il 41enne di Limbadi che lunedì mattina si era incatenato davanti al Tribunale di Vibo per chiedere «giustizia». Chiedeva di poter rivedere le sue due figlie, che da tre anni e mezzo la moglie, di origini slovacche, si è portata nella sua terra, impedendogli di vederle. In tutto 1267 giorni, un'eternità per lui, che non si dà pace. E per questo, aveva deciso di chiedere alle Istituzioni una risposta, affinché venisse accelerato l'iter per il rimpatrio. Perché, per Russo, quella donna «ha rapito le due bimbe, ad oggi orfane di un padre vivo».
Una storia che si era ingarbugliata nelle maglie della burocrazia, ma ieri una risposta la ha avuta dalla Questura e dalla Prefettura e per questo Russo ha deciso di slegare le catene e tornare a casa. Resta quella catena legata al cuore che niente e nessuno potrà sciogliere, e per questo ha spiegato che la sua battaglia proseguirà finché non riavrà le bambine. «Ma adesso almeno ho di nuovo la speranza».
Una speranza che, ieri, è arrivata dalla Questura, dove in mattinata gli agenti della Digos lo hanno portato «ho parlato con il Questore che mi ha affidato al dottore Petralia. Mi hanno ascoltato e insieme abbiamo ripercorso le tappe e mi hanno assicurato che adesso l'iter partirà da dove si era interrotto, e come primo passo sarà chiuso il procedimento che inspiegabilmente era rimasto aperto nonostante a mio carico non ci fosse nulla». Si sono messe, in comunicazione, in tal senso, le Istituzioni e da una parte all'altra hanno riattivato la macchina.
«Certo - sottolinea Russo - io non mi fermo qui, e l'attenzione sarà alta, finché non rivedrò le bambine che è in Italia che devono stare, dove sono nate e dove è giusto che vengano educate». Non si arrende, insomma, e va avanti, con una speranza in più, però, «sulla tempistica - aggiunge - non ci sono certezze, ma mi hanno assicurato che l'iter adesso andrà avanti». Per questo, ieri, Russo ha voluto ringraziare tutti: amici e familiari che gli sono stati accanto nella notte passata davanti al Tribunale, i tanti cittadini che hanno voluto stargli accanto, «un papà che da Roma è venuto qui a stringermi la mano, ma voglio ringraziare anche - aggiunge - gli agenti di Polizia che tutta la notte sono passati da qui per vedere se andava tutto bene, hanno dimostrato verso di me e il mio caso una grande umanità anche oltre il loro dovere». Un grazie alle Istituzioni, infine, quello del giovane padre. Che continuerà a contare i giorni, in attesa di riabbracciare le sue bambine.