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  • Ultimo aggiornamento: 24 Maggio 2017, 17:36:48.

giustizia bis

di GIUSEPPE MAZZEO

«Lo hanno già stabilito altri giudici: oggi siamo qui a giudicare un’organizzazione armata che ha operato con inusitata ferocia». Un’associazione «mafiosa», che ha «tutte le caratteristiche per essere tale». Il pm della Dda di Catanzaro, Andrea Mancuso, non ha dubbi: i Patania di Stefanaconi sono un clan di ‘ndrangheta, e come tali vanno giudicati. È stata una lunga requisitoria, che dovrebbe concludersi domani mattina, durata almeno sette ore, quella del magistrato antimafia nell’ambito del processo “Romanzo criminale”, giunto ormai alle battute finali dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia, presieduto dal giudice Lucia Monaco.

La «strategia» di autoaccusarsi

Il pm ha aperto il suo intervento parlando delle dichiarazioni di Giuseppe Patania, il quale in passato si era addossato l’omicidio di Francesco Scrugli dicendo di esserne stato il mandante: «Una strategia non nuova, anzi abbastanza ordinaria: smentire i collaboratori, individuare il soggetto che ha già una posizione compromessa e che si addosserà responsabilità per scaricarle ad altri».

I pentiti

Il magistrato ha puntato molto sulla valorizzazione delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, richiamate spesso nella ricostruzione dell’impalcatura accusatoria. In particolare quelle di Loredana Patania e Daniele Bono, le più funzionali a dimostrare la sussistenza dell’associazione mafiosa perché i due si sono dimostrati intranei all’organizzazione. Ed infatti il pm ha richiamato sentenze, alcune già passate in giudicato, nelle quali i giudici hanno conferito piena credibilità ai collaboratori.

Il sequestro di armi

L’origine dell’indagine è da ricercare in un sequestro di armi operato a danno dei Caglioti, a seguito del quale, dalle intercettazioni, è emerso che tra quelle armi vi era quella utilizzata nella faida, nello specifico nell’omicidio di Michele Mario Fiorillo.

La faida

Un punto centrale nella ricostruzione della Procura riguarda ovviamente la faida con i piscopisani. «L’omicidio di Fortunato Patania è una reazione immediata all’omicidio Fiorillo. Una reazione di ‘ndrangheta». Inizialmente si pensa a mere questioni di vendetta. «In realtà, come si è visto, tutto rientra in una più ampia strategia di supremazia mafiosa sul territorio. E qui si inserisce la figura di Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”».

All’omicidio di Patania seguono il tentato omicidio di Rosario Fiorillo (dicembre 2011), quello di Giuseppe Matina e quello di Raffaella Mantella, compagna di Francesco Scrugli per proseguire con il tentato omicidio (febbraio 2012) di quest’ultimo. Poi c’è l’agguato del 21 marzo in cui muore proprio Scrugli e vengono feriti Raffaele Moscato e Rosario Battaglia. Segue il tentato omicidio di Francesco Meddis e l’omicidio in spiaggia di Davide Fortuna (luglio 2012).

Elementi «sintomatici» di una cosca

Nel pascolo abusivo e nel danneggiamento, a Stefanaconi, «si intravedono i primi indicatori della presenza e del controllo sul territorio di un’associazione mafiosa. Inoltre - ha aggiunto il pm - abbiamo tutte le vittime degli altri reati: imprenditori taglieggiati, commercianti usurati. Molti di loro hanno negato, qui abbiamo potuto saggiare il grado di intimidazione di cui queste persone sono capaci».

Le alleanze mafiose

Altro tassello che secondo il pm corrobora la tesi della presenza della cosca è l’alleanza «strategica» con alcune consorterie mafiose. «A cominciare dal legame assodato con i Mancuso, ma non solo. Abbiamo visto come i Patania avessero messo a disposizione dei loro alleati di Melicucco, i Fossari, gli stessi killer di Canino. E d’altronde la guerra era aperta non soltanto con i piscopisani, ma anche col gruppo Bartalotta-Calafati».

I singoli ruoli

Per inquadrare i singoli componenti dell’associazione mafiosa il pm si è avvalso in maniera preponderante delle dichiarazioni dei collaboratori: la Patania, Bono, Beluli, Ibrahimi ed anche Andrea Mantella. Al vertice del sodalizio viene collocata la Iacopetta, affiancata dai figli Salvatore, Saverio e Giuseppe Patania, che avevano «potere decisionale». Gli altri, invece, con ruoli maggiori o minori, sono identificati quali «partecipi» della cosca.

Giuseppina Iacopetta. Per il pm non ci sono dubbi: la vedova di Fortunato Patania è «l’organizzatrice e promotrice della cosca». Per tratteggiarne il profilo, riprende le considerazioni dei collaboratori: «Era l’autentico dominus del gruppo, una cosa si faceva solo se lo voleva lei, ed era lei che ha spinto i figli alla guerra». Per dirla con Mantella: «Era una indiavolata».

Nazzareno Patania. Individuato come colui che ha introdotto nella faida, e dunque nella cosca, la famiglia Caglioti di Sant’Angelo di Gerocarne. I Caglioti (Caterina è la moglie di Nazzareno) sono considerati infatti gli armieri della cosca. «Un ruolo di partecipe di primo piano», che «partecipava alle riunioni, portava armi, si occupava dei killer, compartecipava al reato di usura insieme al padre».

Saverio Patania. Riveste un ruolo «fondamentale», in particolare «perché è l’interlocutore di Pantaleone Mancuso». Già condannato in “Gringia” all’ergastolo: «Pianificava gli agguati, contattava i killer, faceva usura, controllava il territorio, si è accordato con Mancuso ed ha reperito la carabina del tentato omicidio Scrugli».

Salvatore Patania. Tutti i collaboratori sono convergenti nell’individuarlo come «il più malefico, sanguinario, se deve prendere una pistola la prende». È colui che, in risposta alla richiesta di Mancuso di uccidere Domenico Cugliari, alias “Micu i Mela”, afferma: «No, prima uccidiamo quelli che interessano a noi, poi vediamo gli altri». Tra gli esponenti più autorevoli, probabilmente il più autorevole, con un ruolo variegato: «Contatti e pagamenti con i killer, detenzione di armi, usura, riunioni per pianificare omicidi».

Giuseppe Patania. Posizione analoga a quella del fratello Salvatore. Sono suoi i contatti con i killer, è lui a partecipare alle decisioni insieme alla madre e ai due fratelli, anche ad occuparsi delle armi, ad intrattenere relazioni pericolose con altri soggetti vicini al clan.

La requisitoria sta proseguendo con l’analisi delle altre singole posizioni e dovrebbe concludersi martedì mattina con le richieste di pena.