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Vibo Valentia

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  • Ultimo aggiornamento: 30 Aprile 2017, 22:21:20.

Ogni dato, si sa, si presta a molteplici interpretazioni e letture. Ed è proprio su questo che si alimenta la polemica sostenuta dal sindaco del capoluogo di provincia, Elio Costa ed il massiomo rappresentante della Cisal, Franco Cavallaro. Il contendere, gravita tutto sull’autenticità dei dati riportati dall’indagine de Il Sole 24 Ore che relegano Vibo Valentia nel ruolo di fanalino di coda delle province italiane. Ma non solo. Oggi, infatti, per controreplicare alle parole dell'inquilino di Palazzo Luigi Razza, Franco Cavallaro trova spunto anche per esprimere qualche giudizio non proprio lusinghiero sull'attività amministrativa del sindaco Costa.

cavallaro«Non intende farsene una ragione e conferma, sostanzialmente, il suo dissenso in ordine al sistema utilizzato dagli esperti del quotidiano di Confindustria per confezionare la bocciatura della complessiva condizione di vivibilità  della provincia. Elio Costa - sostiene Cavallaro, che torna a replicare al primo cittadino di Vibo Valentia - non si rassegna e spiega che il verdetto riguarda tutto il territorio provinciale e non solo il comune di Vibo Valentia.  Il giudizio, a suo parere, sembrerebbe venir fuori dall’ apporto fatto registrare da tutti i cinquanta comuni della cintura, da Acquaro a Zungri. In realtà tenta di dribblare con arte i guai di Vibo Valentia che quotidianamente gli vengono segnalati dall’accurato impegno dell’informazione locale e rivolge la sua attenzione solo ed esclusivamente all’obiettivo di rientro dal debito per uscire fuori dal dissesto che rappresenta, indubbiamente, l’obiettivo centrale del recupero della normalità della politica amministrativa di Palazzo Luigi Razza, sicuro momento guida per tutto il territorio della provincia».

Per Cavallaro, se il sindaco Costa «avesse prestato la più adeguata attenzione a quanto giornalmente suggerito dagli organi di stampa che hanno saputo trovare sempre il garbo più attendibile, fatta salva qualche strigliata d’obbligo, di porgere con capacità e intelligenza le più evidenti criticità che travagliano la vita della città, probabilmente, non saremmo stati oggi a disquisire della infelice conduzione di un capoluogo di provincia che fatica a ritrovare la strada del recupero più pieno. Ma abbiamo preso atto che è difficile che Elio Costa dialoghi con costanza con l’informazione. Le bacchettate, talvolta sonore, spesso lo lasciano indifferente ed il suo silenzio agevola la convinzione che le sue difficoltà a gestire la cosa pubblica non sono poche».

Esiste dunque un muro, «eretto tra il Palazzo e la piazza (i cittadini)» sempre più alto. L’amministrazione comunale, secondo il parere del segretario della Cisal, «soffre la pochezza della cultura della partecipazione nonostante goda della spinta propulsiva del Sistema bibliotecario e della ritrovata attività della Biblioteca comunale, delle  associazioni e delle professioni. Il progetto elettorale sulla “città che vorrei” - continua - non può non puntare sulla inderogabile necessità di stabilire un dialogo tra il Palazzo e la Piazza che passa dalla individuazione dei problemi prioritari e alla loro soluzione sulla base di una rivisitazione del sistema di fare politica amministrativa. Ma sono tante le disfunzioni che aiutano a capire che la riforma nel Palazzo tarda a realizzarsi.  Basta ricordare, ad esempio, che la struttura comunale continua a soffrire il rapporto tra dirigenti e personale, emerso di recente nella affollata assemblea svoltasi nella sala del consiglio comunale. D’altra parte la conferma giunge dal fatto che il confronto e le determinazioni della delegazione trattante sulle rivendicazioni e sui vecchi e mai superati disagi dell’apparato comunale stentano ad essere superati».

A tutto ciò, si aggiungano la meritocrazia «che appartiene al passato: non c’è più ombra» e il problema «dell’appartenenza che continua ad alimentare divisioni e il personale non vede soddisfatte le proprie legittime aspirazioni nonostante i tantissimi sacrifici e gli sforzi compiuti per rendere dignitoso il servizio pubblico». Un appello al Palazzo?: «Il 2017 - conclude Cavallaro - può rappresentare l’anno della speranza per i vibonesi che chiedono a chi li amministra di promuovere una inversione di tendenza in direzione di una politica del servizio che dia risposte giuste ed attese a chi ha il diritto di guardare ad un futuro più adeguato ai bisogni di tutti».