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  • Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2017, 17:19:52.

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Scrive al Prefetto, il sindacalista ed ex lavoratore dell’Italcementi Gianni Patania. Scrive perché all’indomani del Consiglio comunale ritiene che «l’amministrazione di Vibo Valentia guidata dal sindaco Elio Costa ha messo una pietra tombale sulle residue speranze degli ex lavoratori Italcementi in mobilità fino al 31 agosto, annunciando che non ci sono imprenditori che vogliono investire sul sito, liquidando, di fatto, la partita, lavandosi le mani come Ponzio Pilato». Una posizione «incomprensibile» e senza, prosegue, «che siano state messe in campo iniziative per la riconversione del sito, istituendo un tavolo tecnico dove coinvolgere la Camera di commercio, gli industriali vibonesi cercando di presentare progetti alternativi finanziandoli con fondi europei».

Sindaco che - chiosa Patania - «dopo le promesse della campagna elettorale, passati due anni di governo, sì è chiuso dentro il suo fortino abbandonando al suo destino i cittadini che l’hanno votato per cambiare volto al territorio. Che importa – domanda retoricamente - se un lavoratore che ha lavorato 30 anni in fabbrica si trova fuori dal tessuto produttivo?». Insomma, quanti come lui fino ad oggi «hanno avuto un sussidio di mobilità, di 600 euro al mese, ma l’ostacolo – incalza - da superare è però l’età: cinquant’anni non sono pochi, anzi. E allora eccomi qua, pronto a vendere un rene per continuare a vivere. Un affare che però – prosegue – è vietato in Italia» anche se spiega di essersi «documentato per questo andrò all’estero. Non scherzo, sono deciso a compiere questo passo, dentro di me è però rimasta intatta la voglia di lavorare. Andrò altrove - conclude - altrimenti si potrebbe cadere in tentazione e darsi al crimine: furti? spaccio? Non ci penso nemmeno. Mi considero una persona onesta, non intendo diventare un delinquente. Sono sano e disposto a lavorare, quindi o mi offrono un impiego, oppure offro io un mio rene. Poi si vedrà».