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  • Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2017, 17:19:52.

referendum scheda

«Dopo mesi di campagna elettorale martellante e lacerante, personalizzazione e attribuzione di un’importanza epocale al referendum, il cui responsabile principale ha il nome e cognome del presidente del consiglio, quello del 4 dicembre è stato un voto soprattutto politico». A pensarla così è la federazione provinciale di Sinistra italiana Vibo Valentia, che commenta in questo modo l’esito del referendum.

«L’affluenza molto più alta del previsto - si legge in una nota stampa diffusa dalla federazione - è stata decisiva per le proporzioni della vittoria del NO. Certamente chi ha votato NO ha voluto bocciare la riforma costituzionale e la legge elettorale Italicum ad essa legata a doppio filo, ma ha dato anche un giudizio netto, duro, popolare, sulle politiche avanzate dal governo di Matteo Renzi. Del resto, anche molti di quelli che hanno votato SI hanno espresso un giudizio positivo non tanto sulla riforma, quanto piuttosto sull’operato del governo, ritenendo che rappresenti l’unica alternativa al populismo e alle destre.

Solo chi non ha il polso del Paese e chi non ha fatto campagna referendaria può vederci esclusivamente una caratterizzazione di destra nella vittoria del NO. Piuttosto - proseguono da Sinistra italiana - il referendum potrebbe chiudere una lunga stagione in cui la socialdemocrazia italiana ha rinunciato a se stessa e al mandato che aveva ricevuto, riuscendo a realizzare con precisione devastante i programmi della destra economica e politica. Cosa sono il Jobs Act, la Buona Scuola, lo Sblocca Italia e la stessa riforma costituzionale bocciata, se non l'applicazione delle ricette propagandate per anni dalla destra liberista europea?».

«“Il Governo Renzi almeno qualcosa ha fatto”, si dice. È vero. Ma l’ha fatto a beneficio di pochi, potenti o aspiranti tali, e dei tutelati (di questi tempi, anche uno stipendio fisso o una pensione possono essere una tutela) e soprattutto non ha fatto nulla per il Meridione e i giovani. In Calabria la combinazione bassa affluenza - altissima percentuale di NO era ampiamente prevedibile; pagato il consueto drammatico dazio all’emigrazione (quanti sono i residenti nella nostra regione, che studiano o lavorano da Roma in su?), si è aggiunta, al malcontento verso il Governo nazionale, la sostanziale bocciatura del Governo regionale, che ha investito tutta la propria forza persuasiva in questa circostanza. Né si può dire - aggiungono da Sinistra italiana - che sia stato un fulmine a ciel sereno: le sconfitte che hanno investito il Pd quasi ovunque nelle amministrative 2015 e 2016 testimoniano la crescente delusione da parte dei cittadini nei confronti delle maggioranze di governo a Roma e in Calabria.

L’Italia esce divisa dal referendum e frantumata in vecchie e nuove culture politiche: è legittimo che ogni forza politica e associazionistica sostenitrice del NO rivendichi la propria particolarità e rimarchi le differenze con gli altri che hanno condiviso questa battaglia contingente. Proprio per garantire la massima rappresentanza democratica a tutte queste sensibilità politiche, comprese quelle che si sono ritrovate a votare SI (non sono tutte intestabili al Governo), Sinistra italiana invoca una legge elettorale di tipo proporzionale, che ridia prestigio e autonomia a un Parlamento eletto direttamente dal popolo e non nominato dai capi-partito».