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  • Ultimo aggiornamento: 30 Aprile 2017, 22:21:20.

di FELIX

Giorni fa, nel cuore della campagna referendaria, il premier Renzi ha utilizzato un termine sicuramente grossolano, ma molto efficace, per distinguere l’opposizione politica, ma non solo, al suo progetto di riforma costituzionale. L’”accozzaglia”: questa la parola per definire l’ampio, trasversale, confine geo-politico dei contrari alla visione Renzi-Boschi.

scheda referendumUn termine banalizzante, dispregiativo, ma sicuramente in linea con la battaglia politica portata avanti dal segretario-premier del Pd e dai suoi ascari. Il referendum ha diviso il Paese, tra favorevoli e contrari, lasciando ampio gioco alle più becere e volgari prese di posizione e accuse. In maniera indistinta, da destra a sinistra.

Ma in fondo, queste sono le regole del gioco di un Paese che non è mai arrivato a compiere la sua maturità politica. E così, capita, specie in queste solenni questioni dirimenti, che l’avversario diventi acerrimo nemico da annientare, distruggere, dileggiare. Chissà quanti tra i contrari alla riforma, soprattutto in questo ultimo mese, si son sentiti ripetere: "voti con i fascisti!", o viceversa? Tanti, troppi, perché il dibattito è scaduto evidentemente nel più volgare ed elementare livello di tifoseria parossistica, anche se si è sempre offerto nel profilo migliore, più ipocrita: discutere nel merito della riforma.

Propaganda stupida, puerile propaganda. Discutere nel merito della riforma, così come nel metodo con cui è stata presentata, è una posizione politica ben chiara. Tra chi è favorevole e chi contrario. Del resto, non è stata una scelta politica ben definita decidere di cambiare la Costituzione?

Difficile, semmai, è credere ai più apocalittici scenari nel caso in cui dovesse vincere il No, o, al contrario, il Sì. Ma anche questa è propaganda, arma di distrazione e distruzione di massa del pensiero critico dell’italiano. E forse è proprio in questo che il termine “accozzaglia” diventa funzionale ad un preciso progetto politico: dividere e disorientare. Il più possibile, in maniera tale che il più forte prevalga, al di là delle proprie ragioni di merito, di metodo ma soprattutto politiche.

In questi ultimi giorni se ne sono viste tante di rappresentazioni plastiche di “accozzaglie”. Il dirigente che dalla sua postazione di “dominio”, in maniera più o meno velata, e poco opportuna, invita al suo presidio deputati, sottosegretari e ministri. O gli oppositori alla riforma, che sublimano il loro essere “accozzaglia” - forse spinti dalla frenesia degli ultimi giorni - con una iniziativa al limite delle realtà politica. Con un dibattito proprio a Vibo, dove destra e sinistra si incontreranno per discutere sulle ragioni del No.

Difficile essere invogliati in qualche modo ad assistere a questo "Circo Barnum" della politica nostrana, anche se sarebbe interessante capire come possa fare un rappresentante di Sinistra italiana, o magari il consigliere comunale del Pd, a spiegare alla platea, ma soprattutto ai rappresentanti di Riva Destra, Azione Nazionale, Fratelli d’Italia, Noi con Salvini, che questa che si intende preservare è la Costituzione migliore del mondo, nata dalla lotta di Liberazione.

Ad occhio e croce - ci suggerisce la coscienza al fosforo, piantata tra l’aorta e l’intenzione - si tratta di una questione di opportunità. Ovviamente persa. Persa come quella di invitare deputati, sottosegretari e ministri. O come scrivere queste righe, a pochi giorni ormai dal voto. Ma alcune questioni non posso essere taciute, anche se è la più grande causa a richiederlo. Soprattutto, se tutto ciò ci porta a preferire chi, chiuso nella solitudine della propria stanzetta, ci offre le più struggenti e comiche performance politiche, attraverso le sue dirette Facebook. Che almeno sono innocue.