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  • Ultimo aggiornamento: 28 Maggio 2017, 19:48:56.

Provincia Vibo

Il presidente della Provincia di Vibo Valentia, Andrea Niglia, ha presentato un esposto cautelativo alla Procura della Repubblica, all’Ufficio territoriale del Governo e alla Sezione regionale della Corte dei Conti, per denunciare la situazione dei tagli insostenibili che, nel corso degli ultimi tre anni, il Governo ha imposto alle Province.

«Pur profondamente riformate dalla legge 56 del 2014, soprattutto per quanto riguarda il rinnovato modello di governo - si legge nell’esposto redatto dalla Provincia di Vibo Valentia - le Province sono state confermate dal legislatore nel ruolo di enti territoriali, con l’attribuzione di funzioni fondamentali che hanno un impatto decisivo sulla vita dei cittadini. Basti ricordare i compiti che proprio la legge 56/14 ha volutamente riconosciuto in capo alle Province: la costruzione e gestione delle strade provinciali; la gestione dell’edilizia scolastica per le scuole secondarie superiori; la tutela e valorizzazione dell’ambiente. A fronte di tali funzioni, però, oggi le Province si trovano a dover dichiarare la loro “impotenza”, non certo per cattiva volontà o imperizia tecnico-amministrativa, ma solo e soltanto per la carenza delle risorse finanziarie. È necessario a tale riguardo - viene evidenziato nell’esposto - rendere conto di quanto sta avvenendo. Attraverso i tre principali tributi propri degli enti provinciali – l’imposta provinciale di trascrizione, l’imposta sulle assicurazioni Rc auto e il tributo provinciale per i servizi di tutela, protezione e igiene dell'ambiente –, nonché con le altre entrate, seppure di misura assai più ridotta se non irrisoria (entrate queste legate alla effettiva attività amministrativa/sanzionatoria degli enti, nonché all’esercizio di funzioni delegate dalla regione e da questa finanziate), le Province sarebbero in grado di adempiere all’esercizio delle funzioni ad esse affidate, secondo lo spirito dell’art. 119 Cost., che espressamente prevede che le risorse derivanti da entrate proprie, compartecipazioni a tributi erariali ed eventualmente da quelle a titolo perequativo, devono consentire agli enti territoriali “di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite». niglia andrea

Ciò che varrebbe per le Province innanzitutto rispetto alle funzioni fondamentali che proprio la legge 56 del 2014 ha riconosciuto in capo agli enti provinciali. Ora però, il dato di maggior allarme è che, in virtù dei provvedimenti di “spending review” e agli obblighi di riversamento allo Stato dei tributi propri previsti dalla legge 190/14 - fannp sapere dall’Ufficio stamoa dell’Ente - le Province, anziché poter utilizzare le risorse derivanti dalle entrate proprie per le funzioni ad esse attribuite, devono in realtà riversarne l’intero ammontare allo Stato, in misura tale che si determina un sostanziale azzeramento dei tre principali tributi propri degli enti, in palese contraddizione non solo con l’attribuzione legislativa dei compiti ad esse affidati, ma ancor prima con la norma dell’art. 119 della Costituzione, prima richiamata. 

Come affermato dalla Corte costituzionale (sentt. 10/2016 e 188/2015), seppur con riferimento al finanziamento regionale di funzioni trasferite alle Province, la riduzione delle risorse necessarie per funzioni conferite alle Province «si riverbera sull’autonomia di queste», contrastando con le norme costituzionali «nella misura in cui non consente di finanziare adeguatamente le funzioni stesse». Il che si riflette inevitabilmente anche sul buon andamento dell’azione amministrativa, con «grave pregiudizio all’assolvimento delle funzioni attribuit». Ci si trova così nella concreta impossibilità - fanno sapere ancora dall’ente intermedio vibonese - di erogare servizi fondamentali per la collettività, legati alle funzioni individuate dalla legge n. 56/14 per le Province, con il rischio concreto ed attuale di interruzione dell’erogazione di pubblici servizi. 

Emergono, pertanto, criticità ed emergenze sulla manutenzione degli edifici scolastici, ordinaria e straordinaria, a partire dall’adeguamento alle norme antincendio o alla acquisizione dei certificati di agibilità statico/sismica. Senza contare che per la viabilità provinciale è stata introdotta, con la previsione del reato di omicidio stradale di cui all’art. 589 bis c.p., anche la responsabilità colposa a carico dei responsabili della manutenzione e costruzione delle strade, chiaramente indicata nella circolare del Ministero dell’Interno – dipartimento PS – del 25 marzo 2016. Lo stato manutentivo delle strade ha peraltro delle ricadute sui costi del contratto assicurativo. 

Da ciò consegue il concreto pericolo di responsabilità non soltanto amministrativa, ma anche civile e penale, sia delle amministrazioni e sia, nel caso di responsabilità penali, dei funzionari e dei dirigenti addetti ai predetti servizi.

Ci si potrebbe trovare, pertanto, nella paradossale situazione di cittadini privati di servizi fondamentali per la loro vita, quali la sicurezza dei trasporti e la sicurezza nelle scuole, e di funzionari e dirigenti che, loro malgrado, potrebbero essere chiamati a rispondere di reati molto gravi, quali a mero titolo di esempio quelli previsti dal codice penale, per prevenire disastri colposi, o dalla normativa sulla sicurezza dei luoghi di lavoro.

«Considerato che - ha sottolineato, infine il presidente Niglia - i fatti su illustrati, ovverosia i provvedimenti di cui sopra e la mancata previsione di un adeguato finanziamento delle Province, costituiscono una violazione dell’art. 119 della Costituzione, nonché del principio di buon andamento della Pubblica Amministrazione di cui all’art. 97 della Costituzione; ciò comporta gravi danni non soltanto ai cittadini, ma anche al sottoscritto Ente territoriale, il quale potrebbe non essere in grado, come spiegato, di far fronte alle proprie specifiche funzioni istituzionali; la naturale conseguenza di tale condizione è il porre in capo alle Province un serio rischio di incorrere in gravi responsabilità morali e patrimoniali e il porre in capo ai dirigenti ed ai funzionari delle stesse il rischio di incorrere anche in gravi responsabilità penali. A tutta la descritta situazione si aggiunga lo stato di dissesto dell’Ente, dichiarato con deliberazione n. 68, adottata con i poteri del Consiglio, in data 30/10/2013 ai sensi dell’articolo 246 del d.lgs. 267/2000 e ss.mm. che rende ancor più drammatica la situazione di questa Provincia. Pertanto, tutto quanto sopra premesso e considerato il sottoscritto Andrea Niglia, intende presentare il corrente esposto cautelativo affinché vengano valutate eventuali condotte illecite omissive e/o commissive».