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  • Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2017, 17:19:52.

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Ci avevano provato, perché il futuro è incerto. Quindi, meglio avere una "pensioncina", anche perché il lavoro al Consiglio regionale è stancante e usurante. Così, era nata la proposta di legge per riconoscere una pensione e una sorta di Tfr ai consiglieri regionali. Tra quanti avevano firmato quella proposta di legge anche i due consiglieri regionali di Vibo, Michele Mirabello e Vincenzo Pasqua che non si erano tirati indietro dal sostenere un provvedimento bipartisan.

Era una proposta che, infatti, aveva unito. Perché davanti ad un “vitalizio” non c'è colore politico e divisione che tenga. Ma davanti al caos che ieri era nato appena si era diffusa la notizia attraverso il giornale online "Corriere della Calabria", è arrivato lo stop del governatore Mario Oliviero. E così la proposta di legge per riconoscere una pensione ai consiglieri regionali pare essere già finita nei cassetti.

I FIRMATARI. A firmare la stessa proposta - primo firmatario Mimmo Battaglia (Pd) - erano stati Giuseppe Aieta (Pd), Giovanni Arruzzolo (Ncd), Domenico Bevacqua (Pd), Arturo Bova (Democratici progressisti), Francesco Cannizzaro (Casa delle libertà), Francesco D'Agostino (Oliverio presidente), Mauro D'Acri (Oliverio presidente), Baldo Esposito (Ncd), Giuseppe Giudiceandrea (Dp), Giuseppe Graziano (Cdl), Orlandino Greco (Op), Michele Mirabello (Pd), Ennio Morrone (Forza Italia), Sebi Romeo (Pd), Antonio Scalzo (Pd), Franco Sergio (Op), Giuseppe Neri (Dp), Giovanni Nucera (La Sinistra) e Vincenzo Pasqua (Op).

L’ALT DEL GOVERNATORE. Come dire, il tentativo c'era stato ma è stato subito bloccato dal presidente della Regione che ha ritenuto «la proposta inopportuna e non condivisibile» e che in tal senso ha fatto sapere di avere chiesto il ritiro della pratica, annunciando che se dovesse arrivare in Aula «sarò costretto a porre, per la prima volta, la fiducia». Come lui anche il presidente del Consiglio regionale, Nicola Irto, che ha bocciato senza se e senza ma la proposta, ricordando che ci sono altre priorità in Calabria.

Quindi, un richiamo alla sobrietà. Perché se è vero che lavorare stanca, forse la politica rischia di stancare ancora di più i cittadini che chiedono risultati per la Calabria. Lavoro, sicurezza, prospettive. Un futuro, insomma, che non passa di certo dalla pensione dei consiglieri regionali.

LE CRITICHE. Da subito, ieri, non erano mancate le reazioni e il M5S aveva infatti puntato il dito contro «il tentativo di ripristinare il vitalizio, mascherandolo da pensione». In particolare, dal movimento si sottolineava come quella messa «in atto dai consiglieri regionali calabresi è l’ennesima riprova di quanto inadeguata, cialtrona e arrivista sia la classe dirigente che attualmente guida la Regione. Nella Calabria della disoccupazione galoppante, nella regione più povera d’Europa, siamo costretti – hanno sottolineato – ad assistere all’indegno spettacolo offerto da politici alieni e famelici, la cui unica preoccupazione è quella di garantirsi una ricca pensione a fronte di pochi anni passati a fare danni inestimabili nelle istituzioni». Quindi, si auguravano un intervento di Oliverio e Nirto che è, comunque, già arrivato. 

E critiche sono arrivate anche dal coordinatore nazionale Giovani Udc e coordinatore provinciale Udc Vibo Valentia, Marco Martino che ha sottolineato come «nonostante la Calabria stia purtroppo vivendo uno dei momenti più tristi della sua storia dai tempi dell’introduzione nel Paese del regionalismo, le priorità delle proposte di legge da affrontare in Consiglio soprattutto dai pionieri della maggioranza, che raffigurano in consiglio le colonne portanti della guida regionale per responsabilità e ruoli del Presidente della Regione Mario Oliverio, non raffigurano le proposte che i cittadini vorrebbero».

Quindi, pur nel bandire «populismo e demagogia» non si giustifica la proposta che «rischia di far confondere la funzionalità di uno stipendio legittimo, ma che se aumentato a dismisura può certamente comportare una diseguaglianza salariale nel merito, nell’etica e nella morale che i rappresentanti delle massime istituzioni devono affrontare con chiarezza ed umiltà». Quindi, conclude: «Questa maggioranza non ha niente di programmatico, non solo per questa vicenda, ma per lo stato di totale retrocessione senza play out che vivono i settori della  nostra terra sotto la sua guida. Su vitalizio e sanità, i Giovani Udc sono intransigenti, e chiedono al governo regionale un serio e concreto interesse ai problemi dei cittadini».

Ad intervenire sul "caso" del vitalizio, poi, anche Gian Maria Lebrino, segretario provinciale di Vibo Valentia del Psi che ribadisce il suo no e dei «socialisti vibonesi ad ogni altra possibile forma di vitalizio per i consiglieri regionali».

In particolare, Lebrino sottolinea come «in questo momento particolare per la politica italiana e, soprattutto,  per l'economia delle nostre famiglie è impensabile pensare a forme di "vitalizi" per chi ci deve rappresentare e non sempre agisce per il bene comunitario.Vi è un divario sempre più ampio tra cittadini e istituzioni – chiosa - che va colmato con esempi di alto valore etico e di attaccamento alla causa pubblica». Quindi, il segretario del Psi spiega che «il buon politico è quello che pensa alle future generazioni e non al proprio tornaconto economico. Nulla di populista – aggiunge - nelle mie parole, ma è arrivato il momento di dare ai contribuenti segnali di cambiamento di rotta nella gestione da parte dei gestori». Da qui, il suo appello ai consiglieri regionali «al buon senso, affinché venga ritirata tale proposta. Usate le vostre forze per dare dignità a chi non recepisce alcun reddito e agite in modo che le nuove generazioni capiscano che un futuro in Calabria è ancora possibile».