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  • Ultimo aggiornamento: 28 Maggio 2017, 19:48:56.

comune progressisti gruppo lo schiavo

di GIUSEPPE MAZZEO

«Abbiamo formalizzato una situazione di fatto che si trascinava da troppo tempo. ed il motivo principale è semplice: un’esigenza di coerenza col programma amministrativo che aveva comunque raccolto il consenso del 40% della popolazione vibonese». Antonio Lo Schiavo presenta così il neonato gruppo, “Progressisti per Vibo”, che da oggi farà parte del consiglio comunale di Vibo Valentia e sarà composto anche da Loredana Pilegi e Rosario Tomaino.

È stato il già candidato a sindaco del centrosinistra, nonché primo capogruppo dell’intera opposizione, a spiegare i passaggi che hanno condotto al formalizzare una spaccatura ormai sancita da più di un anno con la sfiducia nei suoi confronti.

«Ci muove innanzitutto la coerenza: alle elezioni rappresentavamo una coalizione ampia di centrosinistra con apertura nella società civile. Ma sappiamo come sono andate le elezioni. Dopo è mancata una analisi seria del voto. Inizialmente pensavo che un’opposizione con un unico gruppo sarebbe stata molto più incisiva nel fronteggiare questa progressisti per vibomaggioranza, esercitando al meglio il ruolo di controllo. Il problema è che dopo poco il dibattito si è spostato tutto all’interno del Pd; si è parlato solo di correnti e lotte di potere, con un ovvio indebolimento dell’opposizione. Ed infatti quella prova muscolare (la sfiducia, ndr) non aveva niente a che fare col gruppo consiliare.

Questo gruppo ha l’ambizione di rappresentare il centrosinistra. Tutto si può dire tranne che non siamo stati coerenti». E su questo Lo Schiavo ricorda come quasi tutti gli ordini del giorno e le interrogazioni provenissero da lui e dalla Pilegi, ai quali oggi si aggiunge Tomaino. «Noi - ribadiscono tutti e tre - rispondiamo agli elettori, e non alle correnti interne dei partiti. Per questo in consiglio, in coerenza col nostro programma, continuiamo a portare le istanze dei cittadini. Essere forti nel partito, d’altronde, non significa essere forti nella società e nell’elettorato. Questo è il rischio che vedo nel Pd».

E sul Pd il giudizio non è per nulla tenero: «Di quale partito parliamo? Non c’è un partito, non ci sono regole. Per me - rimarca Lo Schiavo - già le elezioni del segretario provinciale erano viziate da irregolarità, e l’ho dichiarato pubblicamente insieme ad altri compagni di partito. Il disagio che oggi palesiamo con la formazione di questo gruppo è solo la punta di un iceberg».

Il capogruppo, poi, pur rivendicando una maggiore operatività del suo gruppo ristretto, concede un’apertura al gruppo Pd: «Noi marciamo per la nostra strada, ma nessuna ostilità e nessuna preclusione verso gli altri. Però spero che anche nell’opposizione ci sia coerenza con quanto promesso ai nostri elettori. Oggi lanciamo un segnale chiarezza e distensione, che comunque per noi non è indolore».

Concetti ribaditi anche dalla Pilegi: «Sono sempre stata distante dai meccanismi partitici, per questo, per me, è stato naturale seguire Antonio, che avevo individuato come leader quando decisi di candidarmi e chiedere il voto alla gente per tentare di risolvere i problemi della città. Ma stare uniti, malgrado io abbia cercato in ogni modo di evitare la frattura, non aveva più senso. Ora ripartiamo con questo gruppo, improntato ad una incisiva azione amministrativa, pur dall’opposizione».

Per Tomaino, infine, si tratta della «prosecuzione di un progetto politico che vedeva in Lo Schiavo la guida». Anche per lui sono state evidenti alcune “storture”: «Non ho potuto fare a meno di notare come la discussione si fosse spostata solo sui problemi interni al Pd. Nel gruppo si parlava molto poco dei veri problemi della città».