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  • Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2017, 17:19:52.

tropea comune 

di TINO MAZZITELLI*

Dopo aver letto con stupore le dichiarazioni inopportune di alcuni esponenti politici, di maggioranza e di opposizione, che in un primo tempo si erano vantati di aver mandato a casa un'amministrazione, per loro stessa ammissione, corrotta ed imbelle, è doveroso nell'interesse della collettività fare alcune riflessioni critiche su quanto accaduto.

A tutt'oggi non sono note ai più le motivazioni, quelle vere, che hanno indotto la fazione dissidente della maggioranza e l'intera opposizione ad affossare l'amministrazione comunale, ma di sicuro si conosce il sofferto dibattito politico che si svolse all'interno della stessa maggioranza e non ho preoccupazione alcuna di essere smentito affermando che le ragioni vere della crisi che ne seguì non erano certo ammantate da spirito francescano,ma da bramosia del potere, dal desiderio malcelato di “contare di più”, da un disegno politico posto già in essere per le prossime elezioni nazionali e regionali, del quale renderemo edotti quanto prima i cittadini.

Così, “sic e simpliciter”, la dura diatriba tra Guelfi e Ghibellini in salsa nostrana che per lungo tempo ha disgustato l'intero paese è finita a tarallucci e vino in una nota osteria, all'insegna del “volemose bene”, con la solenne benedizione di Bacco, Tabacco, assente giustificata, per pudore, Venere. Da questa nauseabonda sceneggiata non può non evidenziarsi in tutta la sua drammaticità  che si è perso il concetto politico di cosa significhi rappresentare il proprio paese ed i propri concittadini in un contesto amministrativo pubblico senza, nel contempo,rendersi conto che ha perso vigore ed elasticità la molla propulsiva dell'azione politica perché non più rappresentata da tensioni ideali, ma viceversa da una coltre fumosa dietro la quale si nascondono, tra l'altro, interessi economici di bottega, prebende, offerte di incarichi pubblici, che se non arginati rischiano di trascinare il paese ancora più a fondo.

Ma c'è di più a completare il ventaglio delle ipotesi e delle illazioni che si fanno per giustificare il momentaneo sotterramento dell'ascia di guerra tra i vari gruppi rivali. In quest'ultimo periodo il paese è stato testimone di quanto e quale desiderio smodato di condizionare la vita politica ed economica si celi dietro alcuni paraventi e dietro lobby politico-affaristiche e di quanto basso sia il prezzo con cui alcuni di questi soggetti vendono la propria dignità. Se a ciò si aggiunge la mancanza di coraggio di abbattere gli intrecci che uniscano taluni ambienti e la politica, si ha allora il quadro esatto di come la stessa politica sia stata relegata al ruolo subalterno di servizio di un manipolo di mestatori.

Arrampicarsi sugli specchi, come alcuni fanno, per giustificare l'ingiustificabile è una azione deplorevole e indecorosa. Gli ex dissidenti e la minoranza in uno slancio di coraggio e di dignità, al fine anche di dare le necessarie,dovute giustificazioni ai propri elettori, farebbero cosa buona e giusta nel dire la verità.

A spiegare, cioè, le vere motivazioni che li hanno indotti ad un ridicolo “dietrofront”. Millantare giustificazioni di comodo per buttare fumo negli occhi è una operazione mistificatoria che offende tutti i tropeani. Intanto in questo teatrino della politica  il paese è inconfutabilmente in ginocchio. Tre anni fa da Tropea sembrava dovesse partire il movimento che avrebbe dovuto cambiare le sorti del paese; aggredire gli interessi conservatori e proporsi come modello di un nuovo protagonismo civile fondato su una lista “giovane”.

Il “laboratorio Tropea” infarcito con tutte le componenti politiche e partitiche più disparate si è invece rivelato nient'altro che uno “studiolo” per modeste alchimie politiche, lì dove si dosano interessi e prebende, incarichi e clientele e non c'è più spazio per visioni strategiche del paese per superare la secolare distinzione tra amici e nemici per sostituire gli arrugginiti arnesi della politica vecchia da basso impero.

Da qui delusione e amarezza tra la gente a causa, soprattutto, della sopita passione,dello scarso impegno profuso, di non aver saputo opporre  l'ottimismo della volontà e la capacità di lavorare tutti insieme per superare gli ostacoli,mettendo in primo piano i problemi del paese, assegnando compiti operativi in base alle effettive capacità e soprattutto puntando sulla collegialità del lavoro di giunta e consiglieri.

Tutto ciò, sbandierato ai quattro venti nel periodo elettorale, è andato in fumo. Dopo anni di inutili tentativi di dialogo e di confronto continua a persistere, nonostante i vari inciuci, la mancanza delle condizioni minime per portare avanti qualsivoglia progetto politico, stante la presumibile assenza di collegialità e di collaborazione.

A Tropea da oggi, a cominciare dal sindaco per finire ai suoi subalterni, si vivrà esclusivamente di politica e non per la politica. Se così non fosse, se la responsabilità e l'onestà avessero avuto il sopravvento, questa amministrazione già da tempo avrebbe dovuto levare le tende. Invece aumenta il paradosso, anziché sgretolarsi la maggioranza va in frantumi l'opposizione a causa del prossimo cambio di casacca dello Scilipoti di turno e dei suoi accoliti che preferisce mettersi al servizio del nuovo padrone e lo fa con cinismo,ergendosi anche a “censore”, salendo sul pulpito per mettere sotto accusa e sotto processo chi dovrebbe invece considerare e trattare con rispetto, se non altro per la sua coerenza.

E' inutile negare l'evidenza, tirarsi indietro e ritenere legittimo un tale funambolismo politico per il “bene del paese”. E' becera retorica! Ciurlando nel manico così maldestramente, chi si vuole prendere in giro? Che vale imprecare?

I corsi e i ricorsi storici sono eventi innegabili ed imprescindibili, bisogna solo aspettare sul letto del fiume, prima o poi il nemico passerà. Bisogna anche sapere che la nemesi è sempre in agguato.

                                                                                  *Ex direttore sanitario P.O Tropea