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  • Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2017, 17:19:52.

caccia

«Totale mancanza di controllo con cui è stata effettuata la caccia di selezione nell’Atc VV1 fino al 28 febbraio». Vanno subito al dunque, dalla sezione di Vibo della Federazione italiana della Caccia denunciando una situazione al limite. In particolare, spiegano che «la Regione Calabria, attraverso una stringata comunicazione del 5 aprile ha reso nota la riapertura della caccia di selezione nei comuni di Filogaso e Maierato». E tutto questo, denunciano ancora dalla Federazione, «con una modalità opposta a quella che la stessa Regione aveva stabilito con proprio regolamento». In tal senso, dall’Ambito territoriale rammentano che il regolamento «recita che “la segnalazione preventiva delle singole uscite con indicazione delle località interessate sarà comunicata obbligatoriamente per iscritto all’Atc di riferimento dai selettori interessati. Posteriormente all’intervento il selettore dovrà indicare in una scheda la località, il numero dei capi abbattuti, l’avvenuto controllo sanitario”».

Ma, ad oggi la certezza dei cacciatori vibonesi è che «l’Atc VV1 non è stato informato!». Quindi, in tal senso, incalzano come «non può sottacersi che, quanto avvenuto, rappresenta una gravissima mancanza, poiché uno degli scopi della caccia di selezione è ottenere dati sulla effettiva consistenza delle popolazioni di animali e sulla loro struttura, tanto più che spetta sempre all’Atc l’organizzazione e la gestione della caccia nel proprio territorio». Inoltre, aggiungono, come «altra stranezza è quella che all’Atc è pervenuta una sola segnalazione di danni da cinghiale che riguarda il Comune di Maierato e nessuna il Comune di Filogaso. Ma le carenze – proseguono - purtroppo non sono quelle fin qui illustrate, considerato che la Regione pur disponendo delle risorse necessarie per liquidare i danni subiti dagli agricoltori negli anni passati, non ha sempre ottemperato,  ma soprattutto non vengono messe in atto quelle misure di prevenzione necessarie per mitigare l’impatto delle popolazioni di cinghiale presenti, quali ad esempio le difese meccaniche (es. filo elettrificato), o misure alternative a basso impatto come possono essere i miglioramenti ambientali (con colture specifiche in prossimità di aree boscate) che hanno anche lo scopo di attenuare la migrazione dei cinghiali da un territorio ad un altro». Quindi, è al regolamento che tornano, sottolineando come lo stesso disponga che  «“il controllo sulle attività dei selettori sarà richiesto alle forze dell’Ordine. La medesima comunicazione verrà inviata alle Guardie giurate venatorie volontarie, per tramite delle associazione di appartenenza”». Anche in questo caso, chiosano, di non sapere «se le comunicazioni siano state fatte alle forze dell’ordine ma per quanto attiene le Guardie venatorie è certo che non sono state informate».

Altra questione su cui, poi, chiedono chiarezza riguarda i criteri adottati per la scelta dei selettori. In questo caso, spiegano ancora dall’Atc «appare strano il fatto che, pur avendo la Provincia di Vibo Valentia, 75 selettori formati che conoscono bene questo territorio, dei  quattro o cinque, nominati dalla Regione, due provengono da altra provincia della Calabria. A questo va aggiunto che alcuni agricoltori lamentano scorribande notturne di mezzi che attraversano i campi procurando evidentemente ulteriori danni. Se questo fosse ascrivibile a coloro i quali effettuano battute di selezione, sarebbe una gravissima violazione, rispetto alla quale la Regione non può rimanere inerte o non attuare le necessarie e cogenti verifiche. Non vorremmo – denunciano ancora - che in un siffatto clima emergenziale, si venissero a creare artatamente situazioni di “comodo”».

Una denuncia forte, insomma, quella dell’Ambito vibonese che segnala come «resta invece l’urgenza di una programmazione ampia, valutando in un contesto omogeneo e coordinato tutte le azioni scientificamente e tecnicamente valide per affrontare il problema con la massima efficacia  e al contempo con il necessario coinvolgimento, così come prevede il regolamento, di quei soggetti che conoscono e vivono il territorio tutto l’anno o perché ci lavorano o perché vi esercitano correttamente la caccia». Quindi, la chiosa finale: «Con rammarico registriamo come la Regione anche in questo settore dimostra nei confronti della nostra Provincia un modo superficiale nell’affrontare i problemi che la riguardano relegandola ad un ruolo sempre più marginale. Da parte nostra in riferimento al settore venatorio – concludono - non lasceremo nulla di intentato, ricorrendo ove costretti e se non vi saranno delle decise inversioni di rotta, a tutte quelle forme di protesta ed azioni che si dovessero rendere necessarie perché tutto venga riportato in un clima di effettiva collaborazione tra le parti interessate alla soluzione del problema cinghiale».