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  • Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2017, 17:19:52.

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Venezuelani entrambi, ma da tempo residenti in Italia, a Forlì. Carmine, avvocato a Caracas ma oggi commesso in un negozio di abbigliamento, e Gabriel, esperto di marketing e pubblicità, hanno scelto Pizzo per coronare il loro progetto di vita e "sposarsi" nelle sale del castello Murat, sfruttando l'opportunità data dalla nuova legge sulle unioni civili. Una cerimonia semplice, ma ricca di significati, con il sindaco Gianluca Callipo orgoglioso di poter officiare il primo matrimonio gay nella provincia vibonese, con un solo precedente calabrese, per ora, a Reggio. 

Insieme agli sposi c'erano i genitori, alcuni parenti e gli amici, tutti consapevoli dell'eccezionalità di una normalità troppo a lungo negata in Italia e ora a portata di codice civile. Le parole di rito, lo scambio degli anelli, il bacio, la torta, le foto, le bomboniere, gli auguri. Il copione solito, ma arricchito questa volta dalla consapevolezza di partecipare a un evento che riflette anche un profondo cambiamento nei costumi del Paese. Un mutamento che passa anche da Pizzo, città considerata gay friendly anche in forza di un bellissimo video di promozione territoriale che venne presentato all'Expo di Milano.

Dal canto suo, l'Amministrazione comunale, anche in un lontano passato, quando istituì il registro delle unioni civili, ha sempre sostenuto la parità di diritti per le coppie omosessuali, fino al varo della legge Cirinnà, che fu salutato dall'attuale primo cittadino come una conquista di civiltà, in opposizione alle polemiche scatenate a livello nazionale da alcuni esponenti politici e, in particolare, dalla Lega. Tanto che Callipo, in quell'occasione, lanciò addirittura un appello alle coppie gay affinché scegliessero Pizzo per il loro matrimonio.  

Tutto bene, dunque. Se non fosse che alle centinaia di commenti positivi che sui social hanno accompagnato questa prima unione civile celebrata a Pizzo, si è aggiunta l'isolata censura di un esponente locale di Forza Italia, Giorgio Caridà, che dalla sua pagina Facebook ha urlato tutto il suo disgusto. Toni decisamente sopra le righe che hanno causato la reazione di Callipo, che è ricorso al neologismo coniato recentemente da Mentana per dare del "webete" allo scandalizzato Caridà, che tra l'altro è anche uno stretto collaboratore del consigliere regionale Giuseppe Mangialavori. 

«I commenti negativi sono legittimi, ci mancherebbe - ha scritto Callipo nella sua replica social -, ma non quando sfociano nell'intolleranza integralista degna dei peggiori estremisti a cui ci hanno abituato le cronache degli ultimi 15 anni. Spero che l'onorevole Mangialavori non condivida quello che dice il suo collaboratore, che non si fa scrupolo di usare termini come "vergogna", "schifo", "vomito", promettendo che questa sarà l'ultima volta che a Pizzo si celebra un'unione civile. Ebbene, si rassegni - conclude il primo cittadino -, perché i diritti delle coppie gay sono ormai riconosciuti dalla Legge e nessun sindaco, comunque la pensi, può infrangere la Legge, che va sempre e comunque rispettata».

MANGIALAVORI PRENDE LE DISTANZE DA CARIDA'

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