Cloudy

8°C

Vibo Valentia

Cloudy

  • Ultimo aggiornamento: 24 Gennaio 2017, 15:00:18.

di NICOLA IOZZO

Nel 1940 a Filogaso, durante i lavori di demolizione di un muro limite di un fabbricato di proprietà  dei signori Teti Francesco e Gallippi Giuseppe fu Antonino, furono trovate in un ripostiglio circa 90 monete di conio romano del valore inestimabile. Le monete, subito dopo il ritrovamento, furono trafugate. Seguì una vertenza giudiziaria che consenti il recupero di quaranta delle circa novanta rinvenute. Quelle monete, secondo le norme allora vigenti e tuttora in vigore che prevedevano che tutti i reperti di valore storico, artistico ed ambientale venissero acquisiti dallo Stato o dagli Enti preposti quali Musei e Soprintendenze, furono assegnate, catalogate ed esposte al Museo di Reggio Calabria nel medagliere della sezione numismatica.

filogaso moneteNon è dato sapere se gli amministratori comunali (podestà e vicepodestà) protempore ne rivendicarono la proprietà e/o l’assegnazione; né è facile, a distanza di tanto tempo, rinvenire i verbali di acquisizione delle monete e dell’assegnazione al Museo di Reggio Calabria. Esiste sicuramente una scheda di catalogazione dalla quale si evincono le caratteristiche, il periodo di emissione del conio ed il buono stato di conservazione delle monete. È bene ricordare, per comprendere quel che avvenne ed il silenzio tombale calato su quell’episodio, la realtà socio-economica del paese.

Filogaso, ubicato tra Vibo Valentia e Serra San Bruno, contava circa 1400 abitanti e la sua economia era prettamente agricola, gli abitanti erano quasi tutti contadini o mezzadri. Pochissime le persone istruite in possesso di diploma o di laurea. Nessuno protestò per l’assegnazione al museo di Reggio, forse per un’assenza di cultura adeguata o più probabilmente perché erano ancora vive le conseguenze della rivolta di popolo contro lo strapotere del regime fascista che culminò nel 1935  nell’incendiò del municipio e le pesanti condanne ed il carcere cui furono sottoposte molte persone, anzi quell’accadimento fu quasi rimosso dalla memoria collettiva.

Solo adesso affiorano nella mente di alcuni testimoni oculari il ricordo di quell’episodio ed il desiderio di raccontare i fatti di quel lontano 1940, trovando fra i cittadini interlocutori attenti ed interessati anche per le mutate condizioni culturali del paese. Sarebbe interessante comprendere il nesso tra la storia antica di origine greca e poi romana del paese e le monete. In tutti questi anni comunque nessun sindaco o amministratore pubblico ha pensato di chiedere al direttore del museo di Reggio di organizzare una mostra a Filogaso, che avrebbe sicuramente suscitato un grande interesse ed una grande eco tra i suoi cittadini e quelli dei paesi della provincia di Vibo. 

L’acquisizione delle monete al Museo di Reggio non rappresenta un caso isolato, proprio in questi giorni si parla di situazioni analoghe e cioè di reperti assegnati ad un Museo rispetto che ad un altro. Non si vuole creare una querelle o polemica campanilistica, la Calabria ne ha conosciute tantissime e tutte deleterie, ma solo domandare se non fosse più conveniente dal punto di vista della fruizione e del richiamo turistico culturale concentrare i reperti in un sol museo o nelle singole realtà di provenienza, salvo che non intervengano motivi tecnici di conservazione.

Io, come molti altri come me, siamo del parere che sia meglio decentrare. Per queste ragioni intendiamo rivolgere una petizione al ministro dei Beni culturali per chiedere il suo autorevole parere ed eventualmente la restituzione e la conservazione delle monete insieme ad altri reperti storici in un istituendo museo di Filogaso. Vogliamo rivendicare il diritto alla conoscenza più del diritto all’oblio.