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  • Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2017, 17:19:52.

“Immigrazione e rischio di trasmissione di malattie tra realtà e disinformazione” è il titolo del seminario che si è svolto, martedì 20 giugno presso il 14° Battaglione Carabinieri Calabria, e che ha visto come relatori, la dottoressa Antonia Giordano, responsabile del dipartimento di Prevenzione dell’Azienda Sanitaria di Vibo Valentia, il capitano medico del 14° Battaglione Alfonso Di Rosa. La dottoressa Giordano ha dato incipit al convegno spiegando come i migranti che giungono sulle nostre coste sono sani, forti e giovani. Quando gli immigrati approdano in Italia, sono stremati dal viaggio ma di solito non hanno problemi seri di salute. seminario migranti

«Ogni anno però, sui circa tre milioni e mezzo di immigrati presenti in Italia, ne vengono ricoverati oltre 500mila. In tre casi su quattro, per un problema acuto come un trauma, una malattia cardiaca o respiratoria o il parto nelle donne. E nei primi tre-quattro anni di permanenza nel nostro Paese gli immigrati hanno una probabilità più elevata di ammalarsi di una patologia infettiva per colpa dello stress psicofisico connesso all'immigrazione. Le malattie infettive, così come le altre patologie, risultano comunque meno comuni nei migranti che nella popolazione italiana: gli immigrati non portano malattie e non contagiano quasi mai i nostri connazionali, in alcuni casi è vero il contrario».

Il periodo più difficile per gli immigrati, secondo gli esperti, è quello successivo all'arrivo nel Paese ospite: il clima più rigido rispetto alle loro aree di provenienza, le precarie condizioni igienico-sanitarie in cui si trovano a vivere, lo stress psicofisico dovuto al viaggio e all'ingresso in una società nuova e sconosciuta sono tutti fattori che indeboliscono il sistema immunitario.

«Si tratta della cosiddetta “immunodepressione da sdradicamento” ed è un problema che può portare gli immigrati ad ammalarsi di un gran numero di patologie: oltre a quelle infettive, diventano più probabili anche condizioni come il colon irritabile o i disturbi d'ansia . A causa della depressione del sistema immunitario in molti si “riattiva” la tubercolosi, contratta anni prima senza che abbia mai dato sintomi come accade nel mondo occidentale: anche in Italia molti sono portatori di tubercolosi, soprattutto fra gli anziani, ma solo uno su dieci si ammala davvero e capita soprattutto quando il sistema immunitario è più debole come nel caso dell'età avanzata o della presenza di malattie come l'infezione da Hiv. Gli immigrati si trovano in queste condizioni di immunodepressione, e molto spesso si ammalano: possiamo però tranquillizzare gli italiani perché il rischio di contrarre la tubercolosi da migranti è davvero molto limitato».

Lo stesso vale per la seconda categorie di malattie infettive più frequenti fra gli immigrati, ovvero le patologie a trasmissione sessuale: gli studi condotti dagli infettivologi hanno infatti mostrato che in una quota non irrilevante di casi le infezioni vengono contratte dopo l'arrivo in Italia a seguito della marginalizzazione sociale e della promiscuità sessuale in cui i migranti si trovano a vivere e non portate da altri Paesi.

«Anche la malaria è abbastanza frequente fra gli immigrati, ma nuovamente si tratta di un problema che resta confinato nella comunità straniera . Quando un immigrato si stabilisce nel nostro Paese perde infatti l'immunità che aveva costruito contro la malaria durante la sua vita in Africa o Asia; dopo anni, tanti migranti tornano però a visitare i propri luoghi d'origine e nessuno pensa a fare la profilassi antimalarica». Anche l'epatite B è molto frequente fra gli immigrati, e si tratta anche qui di un problema che non pone alcun rischio per gli italiani, che dal 1991 sono sottoposti alla vaccinazione obbligatoria. I migranti invece arrivano spesso da Paesi dove non la vaccinazione non è praticata: in queste aree la percentuale di soggetti positivi al virus Hbv arriva anche al 10-15 per cento della popolazione. «Una volta arrivati in Italia è difficile scoprirli, perché accedono poco alle risorse del Sistema Sanitario Nazionale».

Nelle conclusioni, la dottoressa Giordano ha spiegato l’importanza della vaccinazione sfatando alcune false credenze e sottolineando come sia importante la prevenzione per avere una popolazione sana. Il capitano Di Rosa invece ha parlato dei protocolli sulle vaccinazione previste per  le forze armate e per i corpi ausiliari in base ad i tetri dove si trovano ad operare. Hanno partecipato al seminario il comandate del Battaglione colonnello Verticchio, i comandanti delle compagnie territoriali, numerosi carabinieri, i volontari del comitato Cri di Vibo Valentia con la presidente Caterina Muggeri e le infermiere volontarie del CMR Calabria con l’ispettrice regionale Monteleone. Inoltre, erano presenti anche alcuni operatori dei centri di accoglienza per migranti.