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  • Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2017, 17:19:52.

di GERNANDO MARASCO*

Le vicende degli ultimi tempi sono troppo anche per una comunità assopita, impaurita e demoralizzata come quella vibonese. Non si può restare indifferenti di fronte all’escalation di criminalità e corruzione che ci sta investendo, come se l’aeroporto di Lamezia o il Centro Migranti di Isola Capo Rizzuto fossero su un altro pianeta o se i sequestri milionari agli imprenditori in odore di mafia non ci riguardassero o se le fiamme che ogni notte si levano nel territorio non potessero mai lambire anche noi. Marasco Gernando

Eravamo “abituati” alle automobili incendiate, ma ultimamente abbiamo visto andare a fuoco supermercati e persino un edificio che ospita la scuola Media e la Guardia Medica di San Gregorio: un fatto gravissimo, insensato, che colpisce tutta la comunità (scuola e salute sono un diritto di tutti) e che fa pensare anche a un’emergenza culturale, oltre che criminale.

Le intimidazioni agli imprenditori sono all’ordine del giorno e, aggiungendosi alla crisi economica, spesso e volentieri portano a gettare la spugna persone che invece vorrebbero lavorare onestamente e dare lavoro. E’ lodevole la recente decisione della Cgil di tenere un direttivo aperto presso la sala del Consiglio comunale di Rombiolo: un luogo simbolico per tutta la nostra provincia, dove si sono perse centinaia di posti di lavoro, dove operavano aziende quali la GAM & OIL e la Restuccia Costruzioni e dove tra mille fatiche e disagi resiste la Cooper Poro, alla quale va tutta la solidarietà di Sinistra Italiana.

La politica dovrebbe dare risposte e attuare progetti per il riscatto di questo territorio, oltre che garantire la tutela dei diritti fondamentali, quali lavoro, salute, libertà. Ebbene, noi vibonesi possiamo pensare di godere appieno di questi diritti? Decisamente no… Secondo un recente studio, nel vibonese si sono perse migliaia di posti di lavoro negli ultimi dieci anni. Criminalità, arretratezza culturale, condizioni pessime delle vie di comunicazione provinciali e dei trasporti regionali fanno sì che il cittadino vibonese non sia libero di esprimersi e di muoversi come quello di altri territori. Spesso e volentieri lo stesso cittadino deve andare a Catanzaro o a Roma o al Nord per curarsi, o rivolgersi al privato per non aspettare i tempi biblici di prenotazione della Sanità regionale. 

In questo desolante quadro, la pietra tombale è la prima pietra del nuovo ospedale di Vibo. Nonostante il contratto tra Regione, ASP e una società privata sia stato stipulato nel Settembre 2014, dei lavori neanche l’ombra; anzi, non si sa neanche se il sito da tempo individuato sia idoneo! Nel frattempo chiudono reparti o interi presidi nel territorio provinciale, diminuiscono i posti letto e ritardano colpevolmente le assunzioni di nuovi medici in reparti dove ci sono stati dei pensionamenti e presto ce ne saranno altri. Il presidente Oliverio ha assicurato che entro Gennaio partirà il cantiere, speriamo… Due anni fa di questi tempi aveva assicurato che i lavori sarebbero partiti a Settembre 2015… Ma forse era una licenza poetica da campagna elettorale? 

La verità è che, ospedale a parte, il vibonese è un territorio trascurato, se non dimenticato, a più livelli: a Roma, ma anche a livello regionale. Pertanto comprendiamo i malcapitati consiglieri comunali del PD di Vibo Valentia che, passata l’euforia per il plebiscito provinciale per Renzi alle Primarie, sono tornati alla realtà e hanno dovuto ricorrere allo strumento della denuncia pubblica per “stigmatizzare l’apatia istituzionale e politica che la Giunta regionale da mesi dimostra nei confronti della città di Vibo Valentia”.

*Coordinatore Provinciale Sinistra Italiana