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  • Ultimo aggiornamento: 29 Maggio 2017, 22:17:20.

cittadella regione calabria

Emergenza abitativa immigrati al centro dell’incontro che si è tenuto alla Cittadella regionale a Catanzaro sulle politiche abitative per gli immigrati, in riferimento ai progetti urbanistici che la Regione sta mettendo in atto in cinque città calabresi: Corigliano, Crotone, Lamezia Terme, Rosarno e Vibo Valentia. Alla riunione erano presenti Franco Corbelli, delegato della Presidenza della Regione, per la tutela e promozione dei Diritti Umani e fondatore del Movimento Diritti civili; il dirigente generale al dipartimento Urbanistica  e Governo del territorio, Antonio De Marco; Giovanni Manoccio, delegato della Presidenza all’immigrazione; Marisa Chiurco, assessore alle Politiche sociali di Corigliano e Tina De Rosis, dirigente ai Servizi sociali del Comune di Corigliano.

«I cinque progetti sull’emergenza abitativa in Calabria – informa una nota dell'ufficio stampa della giunta regionale - erano stati inseriti nella precedente programmazione nei fondi Pisu, dopo le formali richieste della Commissione europea, all'indomani della rivolta di Rosarno nel 2012, finalizzate a scongiurare episodi analoghi». Purtroppo, ha sottolineato Corbelli, «le risorse a disposizione per la realizzazione dei progetti si stavano perdendo per inerzie burocratiche e solo grazie all'opera encomiabile della giunta Oliverio, ma anche al supporto tecnico del dirigente De Marco e del delegato all'immigrazione Manoccio, stiamo riuscendo a recuperare quasi l'intero importo, che è pari a circa 14 milioni di euro».

Durante l’incontro è stato fatto il punto in particolare sul progetto di accoglienza abitativa del Comune di Corigliano, i cui lavori dovranno iniziare entro dicembre 2017. Il Palazzo di Corigliano potrà ospitare soltanto gli immigrati già regolarizzati. «Dalla Calabria – ha concluso Corbelli – vogliamo mandare un messaggio non solo di accoglienza ma anche di pace in un periodo di grandi fibrillazioni e paure. Questi progetti abitativi dimostrano che quando è possibile, ed entro certi numeri, la buona accoglienza e la convivenza sono possibili».