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  • Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2017, 17:19:52.

reversibilita

di TIZIANA ADAMO

La sua vita è ed è stata indissolubilmente legata alla legge ed allo Stato. Dallo Stato ha avuto e allo Stato ha dato. Tanto. E  non c’è stato un momento della sua esistenza che non si sia intrecciato in modo particolare al sistema delle leggi e delle regole di questo paese.

Il destino, o forse la sua determinazione, hanno voluto che diventasse un avvocato, di quelli che difendono i più deboli, realmente, di quelli che lottano contro le ingiustizie. Ma prima di diventare ciò che oggi è sono state tante le prove che Giovanna Fronte (nella foto in basso) ha dovuto superare.

Mancavano tre giorni all’esame di maturità quando è morto suo padre. Cinquatasette anni, anche la sua un’intera vita passata e sacrificata al servizio dello Stato nel ruolo di guardia carceraria. Nel giro di dodici ore la tragedia, un’emorragia cerebrale dopo una malattia contratta proprio per cause di servizio e l’inizio per il resto della famiglia di un lungo percorso nelle pastoie della burocrazia per continuare a vivere, seppur nel dolore, in maniera dignitosa.

Nella pensione di reversibilità l’ancora di salvezza per due ragazzini e una vedova da sempre dedita alla cura della casa, quella stessa pensione che oggi il Governo di continuo prova a mettere in discussione, o meglio di tagliarla dove può, legandola all’Isee, quindi non solo ai redditi da lavoro o da pensione, ma anche a case e terreni, conti correnti, libretti di risparmio, senza scendere troppo nello specifico e senza tenere conto che ogni possedimento può essere semplicemente il frutto di privazioni e sacrifici.

fronte giovanaEcco perché oggi racconta la sua storia Giovanna Fronte. Perché se non fosse stato per la reversibilità tutto sarebbe stato diverso, e nulla sarebbe stato possibile. Perché se non fosse stato per la reversibilità né lei né il fratello, di nove anni più piccolo, avrebbero potuto continuare a studiare e oggi la mamma non sarebbe nelle condizioni di mantenersi. Eppure qualcuno pensa ancora di poter mettere mano «sempre nelle stesse tasche, lasciando invece intatte pensioni d’oro e privilegi che potrebbero essere facilmente eliminati, così come pensa di poter modificare leggi buone, fatte da valide commissioni, leggi che ci consentirebbero di applicare concretamente principi di solidarietà sociale». 

Si “arrabbia”, l’avvocato Fronte, perché le nuove disposizioni fondate sull’universalismo selettivo, (cioè sul criterio uguale per tutti individuato nella soglia Isee), se dovessero passare, stante le rassicurazioni del governo che mentre prometteva che nulla sarebbe cambiato ha reintrodotto nel Def il disegno di riordino delle prestazioni assistenziali, si rivelerebbero un’autentica ingiustizia, tanto più perché la pensione proviene non da fondi pubblici, ma dai contributi versati dal lavoratore o dal pensionato deceduto. Dunque, niente che non sia stato guadagnato con impegno e sudore, niente di “indebitamente sottratto”, a differenza di quanto farebbe lo Stato se restasse fermo nel suo proposito di “falsa uguaglianza sociale”.