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  • Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2017, 17:19:52.

 musella adriana iene

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Nel Vibonese la si è vista più volte: ha parlato ai ragazzi delle scuole, marciato con in mano una gerbera gialla per le vie di Vibo Valentia, “pestato piedi e pugni” per l’Università dell’antimafia destinata a sorgere a Limbadi in uno stabile confiscato ai Mancuso.

Ma non tutto nella storia di Adriana Musella, presidente dell’associazione Riferimenti, sembra brillare per trasparenza. La figlia dell’imprenditore Gennaro Musella, (ucciso a Reggio Calabria il 3 maggio 1982, dilaniato dall'esplosione della sua autovettura), attualmente indagata per appropriazione indebita e per non aver fatto un uso consono dei fondi pubblici ricevuti nel tempo per la nobile causa della lotta contro la mafia, è “rimasta intrappolata” nelle sue stesse parole, finendo per trasformare quella che doveva essere una spiegazione dinnanzi alle domande dell’inviato delle Iene, Gaetano Pecoraro,  in una sorta di autoaccusa e in una evidente offesa per tutti i calabresi. 

«Quattrocentomila euro in quattro anni- ripercorre la Iene con le carte in mano -, 11mila per fiori, 23mila per magliette, 7mila per ristoranti, soldi per figli e parenti, senza contare le spese all’Ikea e la multa con tanto di mora.          

La Musella, ai microfoni della nota trasmissione di Italia 1, ha provato prima a negare, salvo poi ammettere tutto spiegando che «Riferimenti non è un ente pubblico e il lavoro deve esser fatto». Alla faccia di tutti i calabresi «dalla mente un po’ piccola» e della «Calabria che non è una cosa seria».